Restiamo amici: recensione della commedia thriller di Antonello Grimaldi con Michele Riondino e Alessandro Roja

01 luglio 2019
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Un film su una truffa fra amici piena di doppi giochi.

Restiamo amici: recensione della commedia thriller di Antonello Grimaldi con Michele Riondino e Alessandro Roja

Tre amici e una truffa. Ci permettiamo a suggerire un possibile titolo alternativo a Restiamo amici, nuovo film del sardo Antonello Grimaldi, che si prende una pausa dalle produzioni televisive, tornando al cinema a distanza di undici anni da Caos calmo. Non causalmente proprio lui, presidente della Film Commission dell’isola, sfrutta in pieno il momento d’oro delle realtà produttive locali per girare in Trentino, una delle regioni più attive. Un’ambientazione meno scontata, quindi, salutarmente lontana dalle vie mille volte viste della capitale. Un buddy movie, un film di amicizia virile, il tentativo non proprio semplice di ibridare gli amici del grande cinema italiano degli anni d’oro con le dinamiche disincantate e stratificate dei film di truffa alla Ocean’s 11.

Due grandi amici si sono persi di vista da tempo, come da copione, con il pediatra Alessandro (Michele Riondino) che vive con il figlio adolescente Giacomo, cercando di dimenticare la scomparsa dell’adorata moglie. Lui è il serio e sistemato del gruppo, non esce mai dagli obblighi del bravo cittadino. Al contrario Gigi (Alessandro Roja), il suo grande amico, è il casinista e Don Giovanni, una donna in ognuno dei tanti porti in cui ha attraccato per un po’, pronto a salpare di nuovo verso nuove avventure. Il senso di responsabilità non è previsto nel suo caso. Da qualche tempo si trova in Brasile, da dove chiama Alessandro per coinvolgerlo in uno stratagemma complicato per impossessarsi di una bella eredità.

Gigi è veramente sul punto di lasciare questo mondo? L’incorruttibile Alessandro cederà al richiamo dell’amicizia e del vil denaro facendosi coinvolgere in una truffa, ma sempre in fondo a fin di bene, visto che chi ci rimette è antipatico e pure cattivello? 

Il pubblico di oggi è molto smaliziato e non era facile per Restiamo amici proporre qualcosa di originale, o anche solo capace di tenere a un certo livello la tensione. Purtroppo la sceneggiatura è più pasticciata che convincente, e finisce per puntare tutto sulla dinamica fra gli amici del titolo, i soliti quarantenni mai cresciuti, a cui si aggiunge Libero De Rienzo nei panni di un commerciante pieno di debiti. Naturalmente tutti mentono, o quasi, mentre i personaggi sono solo abbozzati, come i ruoli femminili privi di spessore, che sembrano delle portatrici sane di etichette, rendendo talvolta il film, specie verso la fine, una porta girevole poco avvincente.

I personaggi saranno anche archetipi, ma rischiano più che altro di diventare cliché, così come le dinamiche di genere, che si sviluppano da copione e non risultano certo così sorprendenti. Anche la grande truffa, che potrebbe cambiare a tutti la vita, viene portata avanti così, per amicizia. Resta tutto un po’ a galla, sospeso come l’amicizia fra i tre che si dà per scontata dopo tanti anni, anche se non viene alimentata. Manca energia, un guizzo in più e magari qualche dose di cinismo, sana cattiveria cinematografica. Difficile confezionare un film efficace di (questo) genere senza.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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