Resident Evil: Welcome to Raccoon City, la recensione: filologia videoludica e citazioni cinematografiche

23 novembre 2021
3 di 5

Nel reboot della serie cinematografica ispirata ai videogame, Johannes Roberts conferma molto del buono e dello stile fatto vede nel sequel di The Strangers, con un buon uso di tensione, spazi e luoghi. Peccato che la sua visione non sia stata più radicale. La recensione di Federico Gironi.

Resident Evil: Welcome to Raccoon City, la recensione: filologia videoludica e citazioni cinematografiche

Sono nato nel 1974, ed ero molto piccolo quando in casa mia entrarono, complice un padre molto giovane e affascinato dalle diavolerie moderne, prima il Pong e poi l'Intellivision. Nonostante questo imprinting giovanile, e nonostante faccia parte di quella generazione cresciuta coi Commodore (io, ahimé, il 16), i Sinclair e gli Amiga, non sono però mai diventato un serio videogiocatore.
Lo è, invece, mio fratello: ben più giovane di me, crebbe con le prime serie console casalinghe (Supernintendo, PlayStation e via discorrendo) ed è a tutt'oggi un gamer mediamente accanito.
Con Resident Evil, quindi, tra noi funzionava così: nel pomeriggio si abbassavano le persiane, mio fratello impugnava il joypad, ed io facevo da spettatore partecipante: suggerivo scelte, indicavo direzioni, commentavo.
Questo per dire che, ancora prima dei film dell'Anderson cialtrone con Milla Jovovich, il mio pormi nei confronti di questo mondo narrativo era già stato spettatoriale, a livello fondativo. Ma anche che in nessuno dei sei film precedenti, nemmeno nel primo, ho ritrovato quel tipo di rapporto e di sensazioni che avevo nel corso di quei pomeriggi. Un rapporto e delle sensazioni che invece ho ritrovato appienoin molte delle scene di questo reboot firmato da Johannes Roberts. E se, come è vero, Resident Evil: Welcome to Raccoon City nasce con l'intento di (ri)portare la saga cinematografica alle origini di quella videoludica, come trama e come atmosfere, e nello specifico a quella dei primi due giochi della serie, diciamo che l'intento mi pare decisamente riuscito.

Fuori la Alice dalle capacità sovrumane della Jovovich, dentro gli umanissimi (in tutti i sensi: come capacità e come psicologie) protagonisti dei videogame: la Claire Redfield di Kaya Scodelario, suo fratello Chris (Robbie Amell), Jill Valentine (Hannah-John Kamen), Wexler (il fisicatissimo Tom Hopper), Leon S. Kennedy (Avan Jogia) e altri ancora, compreso William Birkin come villain della Umbrella, interpretato da Neal McDonough.
Soprattutto, via Paul W.S. Anderson e dentro Johannes Roberts, che è quello di 47 metri, ma soprattutto di un sottovalutatissimo horror come The Strangers: Prey at Night, che - non aveste ancora visto questo film qui al cinema - vi consiglio come visione propedeutica (lo trovate su Prime Video).
Oltre a riproporre lo stesso intelligente uso delle musiche (lì anni Ottanta, qui di fine anni Novanta come da setting: questo Welcome to Raccoon City è tutto ambientato nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1998), di The Strangers: Prey at Night Roberts riprende anche l'uso intelligente di spazi e tempi per generale la tensione (notevole nella prima parte), nonché un certo qual gusto per l'inquadratura e la scelta delle immagini. Ma, soprattutto, il gusto per un citazionismo horror che non è mai troppo sfacciato e che si impasta e amalgama senza contrasti con una filologia residenteviliana che si esprime non solo nei personaggi, ma anche nelle location (la stazione di polizia di Raccoon City, l'orfanotrofio e Villa Spencer sono le ambientazioni principali della storia) e ovviamente il design delle creature.

Se nel sequel di The Strangers Roberts aveva inserito rimandi ai capisaldi dello slasher Venerdì 13 e Halloween, ma anche Non aprite quella porta, qui si diverte a citare a modo suo, e non solo nella trama, La città verrà distrutta all'alba di Romero. Il REC di Paco Plaza riecheggia invece in molte scene ambientate a Villa Spencer, mentre nel finale viene esplicitata - anche nei synth della colonna sonora - una matrice carpenteriana che era stata sempre presente sottotraccia e che viene da film come Distretto 13 e Fuga da New York. E non c'è mai supponenza, in questo gioco citazionista, ma solo la voglia di giocare - appunto - col cinema.
Peccato che Roberts non abbia trovato la forza per imporre una visione più radicale di Resident Evil: Welcome to Raccoon City, che pure sta tutta lì in potenza in molte scene e sequenze, e di limitare invece il gioco citazionista con il videogame. Perché la resa cinematografica di creature come il Licker o il G, che il regista sia Anderson o Roberts, o qualsiasi altro, sarà sempre piuttosto baracconesca.
Così, Resident Evil: Welcome to Raccoon City è un film divertente e poco altro: con pià rigore sarebbe potuto diventare un horror di tutt'altro livello



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento