Resident Evil: Retribution 3D - la recensione del film con Milla Jovovich

25 settembre 2012
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Il quinto e penultimo capitolo della serie la saga di Resident Evil torna ad affondare mani e piedi nel ventre molle della Umbrella Corporation

Resident Evil: Retribution 3D - la recensione del film con Milla Jovovich

Dopo aver esplorato il mondo esterno e reale, con il quinto e penultimo capitolo della serie la saga di Resident Evil torna ad affondare mani e piedi nel ventre molle della Umbrella Corporation, ad affrontare la Regina Rossa in una sfida di pixel e sangue che si svolge in un campo di battaglia su più livelli.
Paul W.S. Anderson, creatore della serie e qui nuovamente sceneggiatore e regista, è evidentemente innamorato del suo cinema, oltre che della moglie Milla Jovovich, cui regala costantemente intensi e apprezzabili primi piani. È innamorato di un’idea che è mutata viralmente, geneticamente, diventando adrenalinica, barocca e a tratti deforme caricatura di sé stessa.

Mentre il cinema tratto dai fumetti prospera e cresce, tratteggiando via via nuove forme identitarie, la questione del legame tra grande schermo e videogame rimane più spinosa e controversa, legata ancora ad un immaginario schematico che sembra aver fatto il suo tempo: la struttura a livelli, l’acquisizione progressiva di armi e abilità, i vari boss da affrontare.
Questo schema videoludico, più o meno sorpassato, sembra rimanere l’unica intelaiatura narrativa in un film che è funzionale solo all’esibizione coreografica e spettacolare dell’azione e della violenza.
Per quanto infatti, essendo diventati genitori nella vita reale, Anderson e Jovovich abbiano messo in scena il loro nuovo ruolo attraverso una presa in carico di una bambina da parte di Alice, dell’assunzione di un ruolo materno, l’eroina di Resident Evil: Retribution e di tutta la saga rimane un avatar piuttosto monodimensionale e inadeguato al supporto di emozioni.
Diversa è la resa acrobatico-atletica dell’Alice interpretata dalla Jovovich, letale ed elegante quando fasciata da un costume dichiaratamente sado-maso, impossibilitata a sembrare vulnerabile anche quando è coperta solo da un misero lenzuolino che ricorda quello, analogo del primissimo film.

Procede così, Resident Evil: Retribution, sospeso tra un passato ancora ingombrante, come quello che porta ad evocare il fantasma della Guerra Fredda, e un futuro indefinito nel caos orrorifico che rappresenta. E il presente non può che essere quello spazio minaccioso, virtuale e simulato che attraversano monolitici Alice e i suoi, che non a caso ha il suo capitolo più lungo nella rappresentazione della Mosca moderna dei nuovi ricchi.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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