Remember Me - recensione del film con Robert Pattinson

25 marzo 2010
2 di 5

Un Robert Pattinson molto diverso dall'Edward Cullen di Twilight e New Moon è il protagonista di Remember Me, piccolo film americano per nulla comico-romantico-adolescenziale. Diretto da Allen Coulter, racconta personaggi veritieri alle prese con rilevanti dilemmi esistenziali.

Remember Me - recensione del film con Robert Pattinson

Remember Me - la recensione

Contrariamente a Daniel Radcliffe, con cui ha diviso il set di Harry Potter e il calice di fuoco, Robert Pattinson ha saputo distanziarsi, in pieno delirio da Twilight Saga, dal personaggio che lo ha reso una star. Ansioso di dimostrare al mondo intero di non essere solamente una “faccia da vampiro”, l'attore ha avuto la fortuna di incappare in un film piccolo da un punto di vista squisitamente produttivo, ma dotato di una complessità e di una malinconia di fondo che lo allontanano di prepotenza dal filone adolescenziale o romantico sentimentale.

Diretto da quell'Allen Coulter che, dopo una lunghissima gavetta televisiva, ha firmato la regia dell'imperfetto ma originale Hollywoodland, Remember Me è tutt'altro che un film rassicurante. Al contrario, è un'opera che stupisce e incuriosisce nonostante l'indole ribelle di un personaggio principale che nelle camicie a scacchi, nell'acconciatura e in qualche “smorfietta” somiglia fin troppo a James Dean. Sorprende innanzitutto il cast, che comprende un' (ex)icona del cinema mainstream come Pierce Brosnan, la poco vista Lena Olin, l'attrice televisiva Emilie de Ravin (la ragazza incinta di Lost) e il grintoso Chris Cooper, volto noto del cinema indipendente americano. Diversissimi fra loro, funzionano bene in questa storia che ha la sua nota più interessante nella rappresentazione di un'umanità sofferente che, come succedeva nelle tragedie greche, sembra dover espiare colpe commesse da altri.

Il personaggio più dolente è il Tyler Hawkins di Pattinson, ragazzo posh dell'Upper West Side pervaso da una noia esistenziale di stampo baudeleriano. Prevedibile nella sua rabbia anticonformista, ma struggente nella dolcezza che dimostra nei confronti delle donne della sua famiglia, diventa improvvisamente meno interessante nel momento in cui si innamora della figlia di un poliziotto, perché dopo il momento della conquista, la love-story si assesta su un livello di zuccherosa normalità. E' come se Coulter, arrivato a metà film, non sapesse quale strada prendere. Concentrato sull'imminente arrivo di una conclusione a sorpresa, finisce per risolvere in maniera un po' banale la relazione fra Tyler e suo padre, senza dimenticare di restituirci una New York bellissima e vagamente retrò.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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