Ralph Spaccatutto - la recensione del film di animazione Disney

17 dicembre 2012
3.5 di 5
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La Disney dedica ai videogiochi il loro primo film romantico.

Ralph Spaccatutto - la recensione del film di animazione Disney

Ralph Spaccatutto è il cattivo di un arcade anni Ottanta: il suo unico scopo è sfasciare un palazzo sino all'arrivo di Felix Aggiustatutto, controllato dai giocatori. La vittoria porta alla puntuale punizione di Ralph, che è davvero stanco della routine: per cercare di ricevere una “medaglia” come quelle di Felix, scapperà dal gioco visitando altri immaginari arcade, un moderno sparatutto Hero's Duty e il racing game colorato e zuccheroso Sugar Rush.

“Ho un debole per la nostalgia: spero che non si perdano mai alcune cose del passato”. Così disse Walt Disney, non immaginando cosa potesse essere un videogioco o che il mondo videoludico potesse essere al centro del 52° lungometraggio animato del canone ufficiale disneyano (quello che comincia con Biancaneve!). Non esiste arte che non rifletta, storicizzi e metabolizzi il proprio passato per capire il presente e guardare al futuro: il cosidetto “retrogaming” da più di una decennio attraversa il mondo dei videogiochi ed è nato spontaneamente col crescere dell'età anagrafica degli utenti, rappresentando la più potente forma di autocoscienza che il mezzo abbia mostrato, pretendendo la promozione ad arte.

La Disney e il regista Rich Moore, debuttante nel lungo dopo un passato tra Simpson e Futurama, abbracciano una cultura con occhio diligente e persino critico. Diligente, quando ricontestualizza con ironia icone storiche (il bar dei personaggi è quello di Tapper!) o sottrae fotogrammi alle animazioni per richiamare l'assenza di fluidità del passato. Critico, quando con alcune frecciate dimostra di conoscere bene la materia: si veda la satira sugli stereotipi verbali in dialoghi approssimativi, oppure la facilità con cui può essere disprezzato un gioco a causa di un solo glitch

Grazie ad accordi con major del campo, Ralph Spaccatutto diverrà con i numerosi camei il Paradiso del nerd, riproponendo con cura grafica le atmosfere più disparate; un plauso al direttore artistico Mike Gabriel, già coregista di Bianca & Bernie nella terra di canguri e Pocahontas.
Il film ha tuttavia mire più alte: concede una tradizione a una forma d'espressione, abbattendo i muri tra arti consolidate e arti giovani in nome di comuni suggestioni e problemi. Vigila John Lasseter e l'arcade è un microcosmo affine a quelli di Monsters & Co o Toy Story, ma la ribellione di Ralph lo assimila al Jack di Nightmare Before Christmas, destinato come lui ad accettare un ruolo di ingranaggio necessario alle meccaniche della morale.

Il fatto che tali strutture risapute vengano applicate alla materia videogioco, di solito base al cinema di pigre operazioni di marketing, ha per l'appassionato un impatto rivoluzionario tale da spingerlo a chiudere un occhio sui difetti del film. Perché ce ne sarebbero. La prima parte, piena di ammiccamenti al pubblico target, annacqua l'emozione con un certo schematismo. Non tutte le battute o gag vanno a segno. La caratterizzazione di Vanellope, bambina rompiscatole, è poi tanto efficace da rischiare di irritare non solo Ralph ma anche lo spettatore: una maggiore dolcezza sarebbe stata sì più banale ma forse più consona.

Difetti che per chi scrive negano a Ralph Spaccatutto lo status di capolavoro di cui l'avremmo volentieri voluto insignire, ma che non possono oscurare l'affettuoso sforzo di tutto il team che l'ha realizzato, né sminuirne l'impatto culturale e storico. 


PAPERMAN (corto di accompagnamento)
Per rimanere in materia di tradizioni, Paperman di John Kahrs, cortometraggio abbinato a Ralph Spaccatutto, è un omaggio a un'altra eredità, quella della linea a mano libera. Racconta in bianco e nero una tenera storia d'amore tra un impiegato e una ragazza, sfiorata sulla banchina di un treno per pendolari. La sua virata fantastica lo rende volenteroso ma acerbo sul piano narrativo, però la tecnica con cui è realizzato è affascinante: semplificando, il nuovo sistema denominato Meander consente la sovrapposizione di un'animazione disegnata su un'animazione in computer grafica. Il risultato è un'immagine che ricorda il tratto della Disney anni Novanta con la flessibilità della CGI nei movimenti di macchina e nell'illuminazione. Incrociamo le dita: un lungometraggio realizzato così sarebbe una scossa estetica all'industria.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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