Quando eravamo fratelli Recensione

Titolo originale: We the Animals

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Quando eravamo fratelli - la recensione del film dal libro di Justin Torres

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Quando eravamo fratelli - la recensione del film dal libro di Justin Torres

Presentato al Sundance Film Festival e al Biografilm Festival in Italia, tra premi e lodi pressoché unanimi della critica, arriva nelle nostre sale Quando eravamo fratelli, secondo lungometraggio di fiction del documentarista Jeremiah Zagar. Da una storia di crescita vagamente (ma non troppo) autobiografica, il breve romanzo “Noi, gli animali” di Justin Torres, pubblicato nel 2011, il regista trae un film che fino a un certo punto ne ripropone alla lettera battute e situazioni. In una sessantina di pagine Torres condensa la storia di una famiglia mista di Brooklyn – padre di origini portoricane, madre italo-americana, diventati genitori da adolescenti, che, tagliati i legami col nucleo di origine, vivono in una zona rurale dello stato di New York (dalle parti di Syracuse).

Cresciuti come un'unica entità, in simbiosi, creatura a tre teste, i tre figli, tra cui il più piccolo che è la voce narrante (nel libro da bambino di 7 anni diventa adolescente, nel film ne ha sempre 10), assorbono l'amore ma anche il senso di abbandono e la violenza che si scatena periodicamente tra i genitori, impiegati in lavori precari e notturni. Si comportano da piccoli selvaggi. Immersi nella natura, tra corsi d'acqua e boschi, con propri rituali e un attaccamento tenace e concreto. Ma il piccolo, Jonah, è diverso dai maggiori, non solo perché è più sensibile e compila un diario segreto, ma anche perché scopre che la propria sessualità non è indirizzata, come quella dei fratelli, verso l'altro sesso. Zagar e il suo sceneggiatore (gay) cambiano proprio quest'ultima parte, nel libro molto più esplicita (la vhs che i fratelli guardano con l'adolescente white trash non contiene generiche immagini di linee erotiche, ma un porno gay), optando per una scena più delicata e suggerita, anche per l'età del ragazzo.

Il problema, in un film studiato con estrema cura, con storyboard di tutte le sequenze e una preparazione durata ben cinque anni, è la necessità di rendere visibile la voce interiore del protagonista, con scelte che finiscono per sovraccaricarlo, conferendo alla sua struttura una certa meccanica ripetitività. Per trasporre sullo schermo i capitoli di vita vissuta, scanditi con un ritmo costante dallo stile dello scrittore, Zagar ricorre alle bellissime animazioni di Mark Samsonovich, che danno vita ai disegni del piccolo e rappresentano la sua percezione dell'amore, del sesso e della violenza fatti di fuoco, sangue e liquido amniotico, e ne diventano l'Ombra, con cui si alza in volo sopra un mondo infinito che - per chi è in cerca di identità - sembra irraggiungibile. Il diario - che nel romanzo si scopre (viene scoperto) solo alla fine - è il deflagratore del conflitto, ma l'insistenza di Zagar sulle sequenze relative finisce per smorzare il senso di meraviglia che proviamo all'inizio.

Girato in 16 millimetri, denso di metafore e immagini poetiche e interpretato con impressionante credibilità dai tre giovani non attori e dai loro genitori nel film, Raul Castillo e Sheila Vand (la protagonista di A Girl Walks Home Alone At Night), Quando eravamo fratelli soffre a nostro avviso dei difetti che affliggono molto cinema indipendente americano: un eccesso di intellettualismo e un sospetto di artificiosità che ci impedisce di sentirci coinvolti fino in fondo in quello che vediamo e che, al di là dello stile, altro non è che un bildungsroman, o romanzo di formazione, che abbiamo già visto e letto tante volte, nonostante l'astrazione gli conferisca accenti da realismo magico.

Qualcuno ha azzardato paragoni per noi incomprensibili con The Tree of Life di Terrence Malick. Può anche darsi che ci siano le stesse ambizioni alla base dei due film, ma Zagar è decisamente ancora lontano dalla visione filosofica e dalla sapienza cinematografica del grande regista americano.

Quando eravamo fratelli
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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