Qualcosa nell'aria - la recensione del film di Olivier Assayas

03 settembre 2012
3.5 di 5

Un film complesso su un periodo storico, sull'Arte, sulla Politica, sul Cinema e sulla giovinezza, che la mano del regista salva da pesantezze e anacronismi.

Qualcosa nell'aria - la recensione del film di Olivier Assayas

Quel che colpisce di più, in Après Mai, è la linearità espositiva; la leggiadria con la quale Olivier Assayas riesce a parlare di moltissime cose, e assai complesse, senza risultare pedagogico o pesante.
Sono qualità, queste, che permettono al film di liberarsi dalla camicia di forza dell’ennesimo bignamino di una generazione che, da quarant’anni, continua a raccontarci le stesse cose.
Il rischio che lo fosse, un bignamino nostalgico sul come eravamo della meglio gioventù francese, Après Mai l’ha corso eccome, incappandovi anche qui e lì.
Perché attraverso la storia di Gilles, liceale diviso tra impegno politico e ricerca artistica, e quello dei suoi amici e compagni, il film affresca con fin troppa precisione le mille sfumature della sinistra movimentista di quegli anni, così come le tendenze artistiche e musicali.
Ma Assayas è troppo intelligente, per fortuna, per annegare nella malinconia nostalgica e sembra voler velare di amara ironia e salutare sguardo critico la riproposizione di slogan che, oggi, potrebbero far sorridere per quel che recitavano e per quel che hanno realmente prodotto.

Coltissimo, il regista francese parte da Pascal e finisce con Debord, lasciando intendere come Après Mai sia, prima di tutto (ben prima di una rievocazione storico-politica) un film sul Cinema da un lato e sulla giovinezza, universale e sempiterna, dall’altro.
La scissione di Gilles - anche quella tra due figure femminili che, con valore metaforico mai invadente, rappresentano proprio l’una l’Arte, la seconda la Politica - serve ad Assayas per ragionare sulla natura profonda di questi elementi: Arte e Politica, appunto, i loro intrecci possibili e non, la natura ambivalente delle loro infinite possibili generazioni.
Troppo poco militante per alcuni, troppo poco libero e fricchettone per altri, Gilles cerca di trovare con fatica la sintesi delle sue aspirazioni aprendosi al mercato e all'industria ma senza disillusioni o tradimenti; risultando, per questo, più lucido di tutti quelli che lo circondano. Della sua generazione.
Ed è evidente che, perlomeno parzialmente, Assayas, parlando di lui, parla di sé stesso.

È però nelle dinamiche più puramente sentimentali (non necessariamente amorose) che Après Mai regala il meglio di sé.
Con lo stile di racconto fluido, leggero e le capacità empatiche che possiede, Assayas tratteggia personaggi affascinanti nelle loro contraddizioni e nelle loro malinconie, e rapporti sempre segnati dall’insopprimibile aura dell’abbandono, del fallimento. Personaggi e rapporti che rimangono impressi, che conquistano, che toccano con impercettibile delicatezza nel profondo.





  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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