Qualcosa di meraviglioso: recensione della commedia nel mondo degli scacchi con Gérard Depardieu

04 dicembre 2019
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Un giovane arriva in Francia col padre dal Bangladesh per diventare un campione degli scacchi, allenato da un burbero coach dal cuore d'oro.

Qualcosa di meraviglioso: recensione della commedia nel mondo degli scacchi con Gérard Depardieu

Francia, Zidane. L’idea che il piccolo Fahim, dodicenne di Dacca, capitale del Bangladesh, ha della nazione in cui sbarca un bel giorno dell’inizio di questo decennio non è esattamente approfondita. Il padre ne sa anche meno, è però consapevole che il suo ruolo di oppositore del governo al potere lo espone alle rappresaglie. Chi meglio del figlio, prodigio degli scacchi, apparso spesso sui giornali per le sue vittorie, come oggetto della rabbia del potere? Dopo un tentativo di rapimento di Fahim, decide di portarlo via con sé, ufficialmente a incontrare un grande maestro di sacchi che possa allenarlo, in realtà vuole proteggerlo, a costo di abbandonare per qualche tempo l’adorata moglie e gli altri figli. All’arrivo li attende una richiesta di asilo politico, con un numero cospicuo di ostacoli a frapporsi, dolosi o accidentali. 

Il talento di Fahim negli scacchi, però, supera facilmente i confini del suo paese e Sylvain, burbero allenatore fra i migliori della Francia, inizia a occuparsi di lui, insieme agli altri allievi. Sono coetanei con cui Fahim lega e grazie ai quali ammorbidisce il trauma dell’arrivo in un altro pianeta, tanto diverso dal suo, anche nelle piccole cose, come mangiare. Il padre lo guarda con un po’ di malinconia perdere l’abitudine di mangiare con le mani e avventurarsi con forchetta e coltello. Il francese diventa presto buono, e i campionati nazionali potrebbero essere l’occasione giusta per farsi valere, e sperare in un permesso di residenza, non ci fossero delle regole che escludono la partecipazione di immigrati irregolari.

Qualcosa di meraviglioso è un classico feel good movie, che si nutre della portata drammaturgica della storia vera che l’ha ispirato e di un scelta di grande giustezza degli interpreti. La dignità fiera del padre, Mizanur Rahaman, e il sorriso che ogni tanto illumina sincero il combattivo Fahim, Assad Ahmed. Di grande tenerezza e umanità è la performance di Gérard Depardieu, stanco insegnante rivitalizzato dal talento e dalla disarmante volontà del ragazzo, diventato amico. Sul filo dell’ironia, molto gustosi, sono anche i goffi tentativi romantici fra lui e la segretaria della scuola, Mathilde (Isabelle Nanty). Non ci sono sorprese in vista e non mancano i buoni sentimenti, in un film che non pontifica o giudica, mostra la questione dei migranti nel paese della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino con uno sguardo civile fermo, senza tirate morali o moraliste. 

Rimane una certa tensione ben orchestrata dal regista, Pierre François Martin-Laval, più noto come attore comico nel sodalizio Robin des bois, oltre che per gli adattamenti di fumetti. La suspense può albergare anche nelle apparentemente sonnecchianti gare di scacchi, che come dice Sylvain/Depardieu, citando il grande campione Kasparov, “non sono un gioco, non c’è sport più violento degli scacchi”.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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