Premonitions, la recensione del serial killer movie con Anthony Hopkins e Colin Farrell

06 novembre 2015
1.5 di 5
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Dove la struttura classica del thriller incontra il paranormale e l'eutanasia.

Premonitions, la recensione del serial killer movie con Anthony Hopkins e Colin Farrell

Gli anni Novanta, la loro eredità: il grunge, la Generazione X, i film sui serial killer.
Dei film sui serial killer non ci libereremo mai; e alla fine va bene così, perché come rinunciare alle casacche con la scrittona FBI, ai fasci di luce delle torce, alle irruzioni con la SWAT, ai profili psicologici, ai modus operandi, alle coppie d'agenti uomo/donna, il gioco del gatto col topo, gli indizi, le crisi, gli arresti e le sparatorie?
Fatto sta che su canovacci praticamente immutabili dai tempi del Silenzio degli innocenti e di Se7en, chi è arrivato dopo – e chi arriva oggi, dopo vent'anni – deve per forza cercare di ricamarci un po' su, d'inventarsi una piccola o grande variazione sul tema, di mettere un po' di pepe nella minestra riscaldata.

Nel caso degli sceneggiatori di Premonitions, Sean Bailey e Ted Griffin, il pepe è stato l'innesto (non proprio originalissimo, però) di un elemento paranormale - rendendo protagonista del film, al fianco della coppia di special agents, un sensitivo capace di vedere passato e presente, che non guarda alla mistica ma a fodamenti pseudoscientifici come “fisica quantistica e biochimica” - e, soprattutto, l'aggiunta di sfumature bioetiche nella figura di un killer che si vede come un benigno angelo della morte.
Dal canto suo, il regista Afonso Poyart ha cercato di personalizzare il thriller con tocchi d'estetica videoclippara, che raggiungono il loro apice delle premonizioni del medium, e allestendo un cast che mescola nomi legati al genere come quelli di Anthony Hopkins e Jeffrey Dean Morgan con altri che non ci si aspetterebbe in un film di questo genere, come Abbie Cornish e, almeno in parte, Colin Farrell.

Certo che, a forza di aggiunte (e di alcune sottrazioni che non stiamo qui ad anticipare), questo Premonitions parte come un film sparato dal passato e si trasforma in un guazzabuglio dove trama gialla e preveggenza sono solo le pietre sulle quali poggiare un ragionamento sull'eutanasia e sulle sue implicazioni etico-morali che oscilla tra integralismi teo-con e concessioni pietistiche a uso privato e personale del suicidio assistito. Ma di materiale per una seria riflessione sul tema, non ce n'è, mentre la tensione rimane un po' schiacchiata dalle ambizioni filosofiche.

L'eutanasia: chi la usa e chi ne abusa, verrebbe quasi da sintetizzare, considerate le sorti e le azioni di due dei personaggi principali del film.
Uno dei due, va da sé, è quello di un Hopkins che gioca con una rigidità un po' inquietante con l'immaginario lecteriano che non è mai levato e mai si leverà di dosso, cercando di instaurare con la spaesata Cornish una relazione speculare e consequenziale di quella che Hannibal the Cannibal aveva con la giovane Clarice Sterling.
Ma quei tempi, e quelle atmosfere, sono passati da un pezzo. E degli anni Novanta son rimasti solo i ricordi e le eredità più ingombranti.


 

Premonitions
Trailer Ufficiale in Italiano - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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