Predators - la recensione del film con Adrien Brody

13 luglio 2010
2.5 di 5
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Predators. Plurale. Nelle intenzioni di Robert Rodriguez, mente e cuore di tutta l’operazione, di sicuro questa scelta grammaticale era semplicemente un modo per mettere l’accento su una delle caratteristiche del suo film, quella della moltiplicazione dell’elemento alieno. Nella pratica...

Predators - la recensione del film con Adrien Brody

Predators - la recensione

Predators. Plurale. Di certo nelle intenzioni di Robert Rodriguez, mente e cuore di tutta l’operazione, questa scelta grammaticale era semplicemente un modo per mettere l’accento su una delle caratteristiche del suo film: quella della moltiplicazione dell’elemento alieno. Nella pratica, involontariamente, fornisce però un’indicazione implicita sull’animo molteplice, schizofrenico e incerto dell’operazione.

Sollazzare i fanboys di tutto il mondo ridando spolvero ad un marchio che si riteneva appannato senza però piegarsi alla logica spietata del calco e dell’omaggio a tutti i costi; guardare al passato mentre si cerca di ammiccare ad un futuro nuovo e alternativo; far tornare al centro delle vicende i personaggi umani relegando in secondo piani i cacciatori alieni che però si vorrebbero rinnovare e rilanciare; tenere ben saldi i piedi nella serie B senza però dare l’impressione di giocare post-modernamente col genere: mantenere un equilibrio di questo genere e bilanciare scelte ed esigenze spesso contrastanti era assai complesso. Per riuscire al 100% nel suo intento, Rodriguez ha anche cercato l’appoggio di una mano registica “altra” come quella di Nimród Antal, ma i suoi e loro sforzi sono stati ripagati dal successo solo parzialmente.

Nell’ansia di catturare il giusto tono e il giusto ritmo, Predators ne accavalla e sfiora troppi: e appare prendersi assai più sul serio di quel che sarebbe stato necessario fare. Al film di Rodriguez e Antal – che nella continuità della saga si piazza in una posizione che avrebbe legittimato un titolo come Predator 3 – manca la misura eroico-ironica trovata da John McTiernan nell’originale, così come la fracassona e sgangherata deriva ludica di Alien Vs. Predator e del suo sequel, evitata con opinabile snobismo.
Parte invece abusando di cliché e banale logorrea, assemblando con un tocco alla Lost il pattuglione di protagonisti che verranno (troppo) lentamente decimati, facendo trascorrere quasi 40 minuti per far apparire gli alieni del titolo e rinviando costantemente il gran confronto tra l’(anti)eroe e i suoi antagonisti.
Perché l’ossessione per la serietà di Rodriguez vuole che si sottolinei fino all’inverosimile che gli umani del film sono la feccia del (nostro) pianeta costretti a vivere un contrappasso spaziale, spietati cacciatori che si ritrovano ad esser prede e via dicendo, assemblando un universo morale cupissimo, dove persino i Predator sono protagonisti di lotte intestine e il cinismo la fa da padrone.

Peccato, e non solo perché una regola aurea del cinema di genere vuole che più il sottotesto viene esplicitato, meno risulta efficace: ma anche perché quando finalmente Predators si lascia andare e abbraccia la sua vera natura – fatta di protagonismo alieno, lotte, armi, carni e sangue – ecco che allora funziona anche (e dignitosamente) nella sua finalità ultima e primaria: quella dell’intrattenimento.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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