Pokémon: Detective Pikachu Recensione

Titolo originale: Pokémon Detective Pikachu

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Pokémon Detective Pikachu: recensione del film che farà esaltare i ragazzi e fare un salto nel passato agli adulti

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Pokémon Detective Pikachu: recensione del film che farà esaltare i ragazzi e fare un salto nel passato agli adulti

I Pokémon e io non ci siamo mai frequentati granché. Per ragioni anagrafiche, più che altro: il fenomeno è scoppiato che ero già grandicello, e quando è stato il turno delle figlie, la bolla si era forse un po’ sgonfiata, o perlomeno loro non ci si sono mai dedicate. Quindi, niente Pokémon per me, non per davvero, fino a questo Detective Pikachu.
Ma, a pensarci bene, e a film visto, forse uno dei motivi che mi ha sempre fatto sottovalutare l’universo Pokémon è quella sorta di snobismo - quasi sempre del tutto giustificato - con il quale noi cresciuti con i cartoni animati giapponesi degli anni Settanta e Ottanta abbiamo sempre guardato a tutto quello che è venuto dopo. Perché, diciamocelo chiaramente, i cartoni animati belli come quelli di quando eravamo bambini noi non torneranno più, se mi passate la semi-citazione.

Potrete a questo punto immaginare la mia sorpresa quando, vedendo Pokémon Detective Pikachu nel bel mezzo di una sala enorme, gremita di fan di tutte le età, mi sono ritrovato di fronte a un film che racconta sì una storia talmente lineare e scontata da risultare formulaica, ma che dentro quella storia fa ricadere tantissimi di quei topoi narrativi che costellavano le storie guardate quando eravamo piccoli: a cominciare dalla situazione familiare del protagonista.
Il protagonista umano di Detective Pikachu - che si chiama Tim ma che viene chiamato per tutto il tempo “ragazzo” dal suo partner Pokémon: tenetelo a mente - è infatti stato cresciuto dalla nonna, in campagna, dopo la morte della madre. Il padre è sempre stato lontano, e Tim arriva nella fantastica e tentacolare Ryme City solo in seguito alla notizia della sua morte, per scoprire piuttosto in fretta che, forse, non è morto davvero.
Che fine ha fatto allora Harry, padre di Tim? Questo, ovviamente lo si scoprirà solo alla fine del film, o magari prima se si uniscono un po’ di puntini.
Ma il punto del discorso, qui, è che quei puntini assomigliano tantissimo a quelli di cartoni di tanti anni fa; e che, a vederli tutti assieme, e sullo schermo grande del cinema, e con quella CGI così curata e così ben armonizzata col mondo in live action che rappresenta l’altra metà del film, ci si accorge anche che nei Pokémon c’è ancora tutta quella fantasia visionaria che solo i giapponesi, prima nei cartoni e poi nei videogiochi, sono stati capaci di liberare tanto sfrenatamente.

Se queste magari possono essere scoperte tardive, e ovvietà per una buona fetta di lettori, resta comunque il fatto che Pokémon Detective Pikachu è un film capace di proporre un contenuto sufficientemente semplice per i più piccoli ma anche abbastanza articolato e infarcito di riferimenti per interessare i loro “partner” adulti, e di calare il tutto dentro un impianto formale molto curato: di particolare rilievo la fotografia di John Mathieson, che si è fatto vanto - a ragione - di aver girato in 35mm e non in digitale, a tutto vantaggio di un realismo che non stride affatto nella convivenza con la computer graphic, ma che anzi porta a un matrimonio d’immagini di invidiabile  armonia.
E se è vero che il film diretto da Rob Letterman avrebbe tratto qualche giovamento da una sforbiciatina al montaggio, e che certe (poche) sequenze cadono nell’oramai diffusissimo peccato di eccesso di baracconeria, lo è anche che il retrogusto cartoonesco di tutta la vicenda e del look di certi personaggi umani è accogliente quanto basta, e che i Pokémon, da Pikachu in giù, sono creature che francamente adorabili e divertenti come quelle cui ci si affezionava tanti anni fa.

Pokémon: Detective Pikachu
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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