Planetarium - la recensione del film con Natalie Portman e Lily-Rose Depp

11 aprile 2017
2.5 di 5
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La regista Rebecca Zlotowski si inerpica in un film rischioso dalle molteplici identità.

Planetarium - la recensione del film con Natalie Portman e Lily-Rose Depp

Laura (Natalie Portman) e Kate (Lily-Rose Depp), alla vigilia della II Guerra Mondiale, sono due sorelle che si guadagnano da vivere con sedute spiritiche private e in teatro. Quando il loro peregrinare le porta a Parigi, incontrano il produttore cinematografico Andre (Emmanuel Salinger), che decide di ospitarle in casa propria, ossessionato dall'idea di riuscire a cogliere su pellicola le esperienze extrasensoriali. Mentre i poteri di Kate diventano l'ossessione di Andre, Laura diventa un'attrice quasi per caso.

Opera terza di Rebecca Zlotowski, anche coautrice della sceneggiatura con Robin Campillo, Planetarium è un film dalle molteplici anime, che la regista affronta con una temerarietà che le si deve riconoscere. I diversi temi s'intrecciano, richiedendo alla macchina cinematografica, in montaggio e immagine, di adeguarsi alle deviazioni mentali che la Zlotowski apre allo spettatore. Si parte con l'idea di una dimensione extrasensoriale, legata alla morte, all'assenza e al rimpianto. Si prosegue innestando una riflessione sul cinema, sulla sua illusione, ma anche sulla sua sostanziale somiglianza con l'esperienza esoterica di cui sopra. Si aggiunge una dimensione di erotismo non sempre esplicito, ma forte anche sottotraccia. Si approda al dramma sociale dell'antisemitismo, quando l'inseguimento del senso della vita e della morte, che ha caratterizzato il percorso di tutti i personaggi, deve piegarsi all'annullamento della guerra.

L'autrice divide col cast il compito di affrontare l'impresa: soprattutto Natalie Portman, che conferma una presenza scenica magnetica, e ha scelto di persona Lily-Rose Depp (funzionale). Ruba però la scena Emmanuel Salinger, dolente e stralunato, poco divo rispetto al Louis Garrel qui in un ruolo minore, ma all'altezza della lucida alienazione che si richiede al suo personaggio.

Se però fosse sempre così semplice mescolare registri e tematiche, il panorama cinematografico sarebbe più vario: Planetarium è sicuramente un film che stimola l'attenzione dello spettatore, diviso tra la curiosità e il tentativo di decifrare i messaggi che la Zlotowski cerca di non spiegare mai troppo. Tanta attenzione però sul lungo termine stanca, perché non viene compensata da un coinvolgimento emotivo equivalente a quello razionale: si passa più tempo a riflettere su Planetarium che ad emozionarsi per i suoi protagonisti. Quando la sceneggiatura chiama a raccolta il dramma e le lacrime vere nel finale, qualcosa non funziona, perché la voglia di sfaccettare il film ha già preso il sopravvento su una comunicazione classica.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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