Pitza e datteri Recensione

Titolo originale: Pitza e datteri

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Pitza e datteri: recensione della commedia multiculturale con Giuseppe Battiston

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Pitza e datteri: recensione della commedia multiculturale con Giuseppe Battiston

C’è una certa nobiltà che alcuni film arrivano umilmente a toccare. Sono infiniti i temi che un autore può decidere di raccontare e nella maggioranza dei casi, la scelta cade su qualcosa di personale. Il messaggio della storia riflette senz’altro una visione soggettiva e ciò che la nobilita non è il suo contenuto, che può essere condiviso o meno, bensì il modo in cui viene narrata. Pitza e datteri è una commedia in apparenza innocua che introduce, sviluppa e conclude i propri argomenti usando gentilezza. La ferma gentilezza è una rara modalità comunicativa al cinema di questi tempi (la Cenerentola di Kenneth Branagh ne era una accanita promotrice) e capita anche che riesca ad potenziare il contenuto stesso del film.

Ogni fedele può rivendicare il diritto di pregare. Il regista di origine iraniana Fariborz Kamkari lo sostiene fermamente, qualunque siano la religione, il dio, il luogo di culto. Toccando un tema sensibile e attuale, Pitza e datteri prende una comunità di mussulmani e li illumina con una luce diversa, rispetto a quanto farebbe un pregiudizio europeo. Kamkari ambienta la storia a Venezia, la più orientaleggiante delle città italiane, e qui priva del luogo di culto un piccolo gruppo di variegati fedeli di Allah, tra cui un egiziano, un curdo, un africano e un friulano convertito (Giuseppe Battiston).  Al danno dello sfratto dal locale adibito a moschea, si aggiunge l’onta di vederlo trasformato in un negozio di parrucchiere unisex, gestito per giunta da una donna. Per risolvere la spinosa questione, un Imam (Mehdi Meskar) arriva in supporto dall’Afghanistan. Un Imam neanche vent’enne al suo primo incarico.

Con sensibilità e grande intelligenza culturale, Kamkari traghetta gli estremismi religiosi tra i canali ironici della sua commedia, così come le disavventure del gruppo sfilano tra le calli di Venezia. Di fronte alla naturale esigenza della preghiera e alla ricerca di una nuova moschea, i fedeli si scontrano con tutte le storture dei malsani fondamenti religiosi che portano regolarmente a ridicole derive. Il regista si permette anche di dare uno schiaffo progressista all’insensato e conservatore maschilismo del medio oriente, consegnando alla parrucchiera (Maud Buquet) i destini di tutti i personaggi maschili della storia. Attraverso gli occhi del giovane Imam e una lingua italiana ricca di consonanti fricative, Pitza e datteri spiega gentilmente che guardare il mare e l’immensa quantità d’acqua che contiene, aiuta a percepire la vastità di idee, di pensieri, di ambizioni che affollano il mondo. C’è spazio per tutti, per pregare, desiderare, ridere, comunicare e rispettarsi reciprocamente.

Pitza e datteri
Il trailer del film - HD
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Antonio Bracco
  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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