Pirati! Briganti da strapazzo - la recensione del film

03 aprile 2012
3.5 di 5

Il nuovo film della Aardman Animations è diretto dal cofondatore della casa in persona, Peter Lord, che non si occupava di un lungometraggio dai tempi di Galline in fuga.



Lo sfortunato Capitano Pirata (si chiama proprio così) è in ambasce: ha deciso di concorrere al premio per il Pirata dell'anno, ma tutto lascia pensare che sia destinato a perdere come al solito. La sua ciurma lo sostiene a sciabola tratta, specialmente il suo secondo, il Pirata con la Sciarpa. Quando s'imbatte in un ambizioso Charles Darwin, entusiasta per il creduto estinto dodo che l'ignaro  Capitano credeva un pappagallo, deciderà di mostrare di persona l'uccello a un raduno di scienziati a Londra, attirato da una lauta (?) ricompensa. Ma la regina Vittoria, si sa, odia i pirati...

Il nuovo film della Aardman Animations è diretto dal co-fondatore della casa in persona, Peter Lord, che non si occupava di un lungometraggio dai tempi di Galline in fuga.
Il recente Il figlio di Babbo Natale ci aveva fatto temere una conversione a un gusto più universale, per non parlare di una ritirata verso la più gettonata computer grafica. Traiamo un sospiro di sollievo, perché Pirati! ribadisce in tecnica e stile l'amabile e gentile unicità della Aardman.
Se si escludono onde e cieli nei totali, realizzati in CGI per esigenze di set, il film è interamente girato con pupazzi in buona vecchia stop-motion (scatti dal vero, fotogramma per fotogramma), che nelle mani della Aardman raggiunge vette di espressività spaventose.
Non si può realmente dire che si siano fatti passi avanti dall'ultimo Wallace & Gromit & la maledizione del coniglio mannaro, ma solo perché non c'erano passi avanti da fare, in una ricerca partita negli anni Ottanta che fa sembrare una passeggiata il parto di un'artigianalità certosina e commuovente. Pirati! tuttavia colpisce di più perché l'ambientazione impedisce il riciclaggio, bombardando il felice spettatore di una quantità smodata di set in miniatura: galeoni, cabine, sale reali, portacci di mare, un maniero, la fredda Londra, nei quali si muovono personaggi tutti diversi, accomunati soltanto dall'imprescindibile marchio di fabbrica Aardman, quei meravigliosi occhi espressivi.

Da un lato c'è quindi la grande tecnica
Aardman, dall'altro l'identità british a corpo morto del tono generale e dello humor, che lasciano ammirati. Produrrà pure la Sony Pictures Animations, ma Lord non sa o non vuole fare a meno del caratteristico understatement inglese.
Basa il film su un libro umoristico di Gideon Defoe ma lascia che sia l'autore a scriverne la sceneggiatura: senza filtri americani, il racconto totalmente assurdo viene attraversato dai personaggi con la massima naturalezza, con reazioni caratterialmente credibili e sbracando raramente nell'anacronismo, come nelle occasionali canzoni rock di repertorio, che paiono un compromesso in funzione di una maggiore esportabilità, come accadde con Giù per il tubo.
Un'identità marcata che nella versione originale è amplificata dalla scelta di una voce come quella di Hugh Grant (da noi lo sostituisce Christian De Sica), perfetto nel ruolo di un protagonista che non è stato pensato su di lui, a differenza di quanto succede nelle grande produzioni.

Ci sentiamo comunque in obbligo di mettervi in guardia: l'atmosfera di costante autoironia che si respira in Pirati! e il suo composto entusiasmo potrebbero arrivare in ritardo per tutti noi che ci siamo abituati ai picchi emotivi (ma anche alle cadute) del cartoon contemporaneo hollywoodiano. E' proiettato in 3D, è ripreso in digitale, ma Pirati! appartiene all'antico magico regno dell'ameno, più che a quello dello sghignazzo o delle lacrime. Si ammiri in punta di piedi, come si sono mossi i suoi animatori tra i set, per non far perder l'equilbrio alle loro piccole magie.

Pirati! Briganti da strapazzo
Il trailer italiano del film d'animazione della Aardman


  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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