Phantom Boy: la recensione del nuovo film d'animazione degli autori di Un gatto a Parigi

08 marzo 2017
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Alain Gagnol e Jean-Loup Felicioli tornano nelle nostre sale con una nuova emozionante favola poliziesca che ammicca ai cinecomic.

Phantom Boy: la recensione del nuovo film d'animazione degli autori di Un gatto a Parigi

Formula che vince non si cambia.
Devono aver pensato così Alain Gagnol e Jean-Loup Felicioli, che dopo il successo di Un gatto a Parigi tornano a raccontare una fiaba mascherata da noir anche con Phantom Boy.
L'ambientazione, però, non è la capitale francese ma New York, e allora ecco che allo stile del polar e ai richiami a Caccia al ladro si sostituisce il più ruvido riferimento all'hard boiled e quello tutto contemporaneo ai cinecomic, con un villain che sembra la versione per bambini (e un bel po' più cretina e ridicola) del Joker di Heath Ledger

Passato da Notre Dame alla Statua della Libertà, il canovaccio narrativo del nuovo film della coppia francese appare ancora più spinto verso il poliziesco, ma che per spiazzare lo spettatore i due hanno deciso di avere come protagonista un ragazzino di 11 anni dotato di un potere sovrannaturale, quello di uscire dal suo corpo come un fantasma: un potere che è in qualche modo legato alla sua condizione dolorosa, quella di malato di leucemia. Una malattia che lo tiene chiuso in ospedale, lontano da una famiglia in pena, ma che cerca di non mostrarlo.

Il potere di Léo - che è il potere del desiderio, e della fantasia, della libertà da quel corpo che si rivolta contro sé stesso e potrebbe ucciderlo - gli permette di superare i limiti del fisico e della fisica, di essere laddove nella sua realtà non potrebbe mai: al fianco di madre, padre o sorellina, o per le strade a cercare di sventare, lui appassionato di storie di detective, il piano malvagio del super-criminale dal volto caleidoscopico.
Già, perché guarda caso in ospedale con Léo c'è un vero poliziotto, che potrà indagare su quello che sta accadendo in città proprio grazie al ragazzino e al suo potere.

Nemmeno troppo sepolta sotto la trama gialla (sempre alleggerita, sdrammatizzata da momenti d'umorismo e leggerezza tra lo screwball e lo slapstick), la storia di Phantom Boy è quella di un pre-adolescente che deve fare i conti con i suoi sogni e le sue paure; la storia di una malattia, e delle diverse reazioni che malato e familiari e amici possono avere. Un tema grande e importante, che nel film dei francesi non diventa mai patetico, ma che forse a volte tende a sdilinquire e squilibrare un po' troppo il racconto.

Ma, dai titoli di testa alla Saul Bass fino al termine del racconto, Gagnol e Felicioli restano in grado di far vibrare le emozioni: come vibra e sfarfalla il tratto del loro caratteristico stile d'animazione, analogico e manuale, capace di omaggiare le scuole europee e solleticare le avanguardie, astratto e melodrammatico.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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