Pet Sematary Recensione

Titolo originale: Pet Sematary

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Pet Sematary: la recensione del film horror basato sul romanzo di Stephen King

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Pet Sematary: la recensione del film horror basato sul romanzo di Stephen King

Quando, dopo un finale che di certo non rivelerò, ma che tradisce sia quello del romanzo di Stephen King che quello del suo primo adattamento cinematografico, partono i titoli di coda di Pet Sematary, ad accompagnarli ci sono le note e le parole dell’omonima canzone dei Ramones, ma rifatta dagli Starcrawler, gruppo guidato dalla giovanissima e magrissima Arrow de Wilde, che al punk odierno mescola influenze grunge e soprattutto glam, specie nel look, scivolando e affacciandosi così in qualche modo verso distese musicali quasi pop.
Sarebbe semplicistico dire che la differenza tra il Cimitero vivente di Mary Lambert e questo nuovo film diretto a quattro mani da Kevin Kölsch e Dennis Widmyer sta tutta in quella che passa tra i Ramones e gli Starcrawler, ma di sicuro in questo passaggio c’è qualcosa di simbolico, e di significativo.
Al netto della qualità del contenuto, potremmo dire che il passaggio è quello da genuinamente ruvido a sapientemente studiato? Forse.

Più remake del film del 1989 che nuovo adattamento del celebrato romanzo di King, Pet Sematary dimostra piuttosto in fretta quale sia la sua ambizione principale, che è quella di giocare con quei toni del cinema horror che mirano a creare atmosfere angosciose e cariche di minaccia attraverso l’introduzione di elementi bizzarri e perturbanti. La sfilata dei bambini mascherati da animali che avete tutti visto nel trailer, e che appare nelle prime scene del film, ne è un chiaro esempio, e col procedere della storia, più che The Wicker Man, i due registi sembrano ammiccare ai modelli di Shining o magari anche di Kill List di Ben Wheatley, tanto per fare due esempi, ma finendo più in area James Wan.
Allo stesso tempo però, tutta questa ricerca legata all’atmosfera e alla tensione va a scontrarsi con la ricerca del jump scare più smaccato (il camion, nei primissimi minuti), e ancora di più con una semplificazione un po’ sconcertante delle psicologie dei protagonisti e delle loro relazioni, e con una messa in scena patinata ma tutto sommato piuttosto elementare, e non particolarmente ricca sul piano scenografico.

Dei due piccoli Cage, Ellie e Gage, uno è poco più che un soprammobile narrativo; il rapporto tra Louis e Rachel piatto e poco sviluppato, così come decisamente meno incisivo rispetto al film della Lambert è il ruolo di Zelda, e della sua ricaduta nella mente di Rachel.
Più semplicemente, Pet Sematary è uno di quei film dove le azioni compiute dai protagonisti, e spesso e volentieri anche i loro stati emotivi, sembrano non avere alcuna reale giustificazione, ma accadere in maniera meccanica per pura esigenza narrativa, per portare avanti il racconto.
Non è tanto un problema d’attori, perché Clake e Seimetz tutto sommato se la cavano, la piccola Jeté Laurence è piuttosto brava, e John Lithgow è la cosa migliore di questo film, perché a lui gli si vuole sempre un gran bene. Il problema è in una scrittura e in una regia che li fa comportare - con un’autoironia chiaramente involontaria - come personaggi quasi inanimati, all’interno di un film dove il ragionamento sull’anima e la sua eternità vuole stare in primissimo piano.

Più semplicemente ancora, per dare un semplice esempio che faccia da misura, Pet Sematary è un film dove il personaggio di Victor Paskow - nome che di derivazione più chiaramente polacca non potrebbe essere - è stato affidato a un giovane attore che si chiama Obssa Ahmed. E che non è esattamente il prototipo del caucasico.
Ma forse qui la responsabilità ricade più sull’ossessione di Hollywood per la diversity che sulle scelte artistiche; sulle quali ricade invece per intero il peccato che per un horror non è affatto veniale: perché alla fine dei conti, con tutti i suoi twist e le sue novità, e il rispetto per i modelli originali, questo Pet Sematary non fa granché paura, proprio perché a quei personaggi e alle loro vicende non credi o non ti appassioni mai.
E allora, che siano i Ramones o gli Starcrawler a cantarlo, vale il ritornello che non ti esce più dalla testa: “I don’t want to be buried in a Pet Sematary / I don’t want to see this movie again.”

Pet Sematary
Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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