Per tutta la vita: la recensione del film di Paolo Costella

09 novembre 2021
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Seguendo le vicende di quattro coppie il cui matrimonio risulta nullo, Paolo Costella si interroga sull'amore e sulla sua possibilità di durata, oltre a raccontarci le donne di oggi e i loro dilemmi. Cast corale di grande pregio in cui spiccano Filippo Nigro e Claudia Pandolfi.

Per tutta la vita: la recensione del film di Paolo Costella

Siccome fra gli sceneggiatori di Per tutta la vita c'è Paolo Genovese, e il regista del film Paolo Costella era fra gli autori del copione di Perfetti sconosciuti, senza fare un paragone possiamo subito individuare qualche analogia tra i due film, a cominciare da una premessa narrativa stuzzicante e decisamente promettente. Nell'amara commedia vincitrice del David di Donatello nel 2016, tre coppie "e mezzo" svelavano i segreti contenuti nei propri cellulari, mentre qui quattro coppie scoprono con sorpresa che il loro matrimonio, a causa di un prete non prete, è nullo. Se quest'ultimo escamotage di racconto rimanda anche all'inizio di Immaturi (sempre di Genovese) in cui l'esame di maturità di una classe degli anni '80 risultava non valido, c'è da dire che Per tutta la vita non ha nulla né della what if comedy tipicamente anglosassone né di una dramedy un po’ cinica che ci riporta ai grandi esempi della commedia all'italiana.

Anche se si sofferma su una collettività di personaggi e non mette la parola fine a tutte le sue vicende, il nuovo lungometraggio di Costella è più un film delle sfumature, delle malinconie in alcuni casi appena percettibili, dei non detti, dei desideri timidamente manifestati, delle difficili scelte a cui vanno incontro le donne contemporanee.

Tranne in un caso, Paolo Costella sceglie di far incrociare casualmente e per un attimo le sue diverse coppie senza lasciarle interagire, e questo per poter approfondire le problematiche di ciascuna relazione trasformandola in un universo a sé stante. Così facendo, tuttavia, il regista non permette ai vari duetti di di creare quel gioco d’intrighi che tanto rendeva avvincente il sopracitato Perfetti Sconosciuti e di far suonare ogni personaggio come fosse ogni volta uno strumento diverso. Probabilmente tra i must di Costella non c'erano né la tensione a ogni costo né il mistero, e allora il fascino del film va cercato negli atteggiamenti allarmanti di alcuni protagonisti, ad esempio la remissività di Giada (Carolina Crescentini), che ha sempre paura di sbagliare, o l'ansia di essere una madre perfetta di Sara (Ambra Angiolini), o l'altalena fra maternità e carriera di Paola (Claudia Pandolfi). Nell'affresco che Paolo Costella dipinge, sono i colori di queste tre figure femminili a brillare, ed è interessante che venga affrontato il tema delle donne-child free o delle donne che amano troppo.

Allo stesso modo, nella comédie humaine che il regista di Matrimonio al Sud ci presenta, spiccano e commuovono le lacrime di Andrea (Filippo Nigro) e la voglia di Vito (Fabio Volo) di non essere solo un genitore ma un padre. Se poi dobbiamo scegliere il nostro racconto preferito, senza dubbio mettiamo al primo posto quello di Paola e Andrea, anche per merito di una Claudia Pandolfi mai così intensa.

Per tutta la vita ha il pregio di porre a chi è sposato la domanda: vi scegliereste ogni giorno della vostra vita? Però, nel suo scandagliare il cuore umano, il film si mantiene ancorato a un milieu borghese, fatto di belle case, viaggi, hotel di lusso, riunioni e avanzamenti lavorativi, nonostante qualche allusione ai tempi difficili della crisi economica. Probabilmente Paolo Costella parla del contesto che meglio conosce ed è giusto così, ma un po’ di "varietà sociale" avrebbe magari giovato al film. Inoltre, seppure l’infelicità è presente, manca un elemento, se non bergmaniano o alla Carnage di Roman Polanski, comunque di vero contrasto. L'altro, insomma, non è mai l'Inferno. Piuttosto è l'improvvisamente lontano, la routine, qualcuno che non si è capito o ascoltato fino in fondo, o che non si riconosce più.

Pratica un cinema della dolcezza Per tutta la vita, un cinema garbato e probabilmente più realistico di quello di tanti kammerspiele angoscianti e rabbiosi, ma la delicatezza, quando la si persegue, deve avere una sua unicità e una capacità di far presa, e il film non sempre riesce in questo intento, o ci riesce se lo spettatore si mette in ascolto. Oltre a mettersi in ascolto, il pubblico si deve abbandonare: al dolore di Andrea e Paola, al sorriso di Sara, allo sguardo rivolto in basso di Giada. Gli attori che li interpretano sono indiscutibilmente bravi, mentre Claudia Gerini, bellissima e splendente, riesce a tirare fuori poco da un personaggio non abbastanza tratteggiato, e Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu non lasciano il segno con i loro mariti piuttosto antipatici.

Per tutta la vita, che scorre veloce e mai annoia, ci invita infine a un'interessante riflessione, o meglio ci pone un altro quesito: si stava meglio ieri, quando si rimaneva insieme ad ogni costo, magari tradendosi o non parlandosi più, oppure si sta meglio oggi, in un presente nel quale basta una piccola incomprensione o una quotidianità un po’ noiosa ad allontanare per sempre due persone? La risposta è dentro ognuno di noi e, al contrario di quanto diceva Corrado Guzzanti, non necessariamente è sbagliata...



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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