Per sfortuna che ci sei - recensione della commedia francese

07 luglio 2011
3 di 5
2

Non sarà (e non pretende di essere) una pietra miliare del cinema o un titolo memorabile, Per sfortuna che ci sei, ma è un film con due personaggi ben costruiti e ben interpretati.

Per sfortuna che ci sei - recensione della commedia francese

Per sfortuna che ci sei - la recensione

Genere storico e persino nobile della storia del cinema, la commedia romantica sta diventando negli ultimi anni terreno complesso e controverso, nel quale si scontrano opposte visioni ideali e ideologiche, non tanto relative alla coppia e all’amore quanto alla società.
Se questo vale principalmente per i prodotti hollywoodiani, la tendenza è riscontrabile anche in film di provenienza europea. A volte, però, ci si imbatte in titoli che paiono tentare di recuperare una dimensione più neutrale e originaria del genere e che, proprio così facendo, trovano una strada che appare dolcemente progressiva verso uno svecchiamento che supera il ritorno alla tradizione.

È ad esempio il caso di questo Per sfortuna che ci sei, nel quale non ci si fa mancare nessuno (ma proprio nessuno) degli archetipi di un certo tipo di film, appoggiandosi su un’intelaiatura narrativa che più tradizionale non si può, ma dove allo stesso tempo le congiunzioni e le strutture esterne cercano un’originalità che deriva da una forte contaminazione con la commedia più slapstick o persino demenziale.
Così nasce la storia dell’amore travagliato tra una donna in carriera e un uomo il cui unico rilevante difetto è quello di portare una tremenda sfortuna a tutte le sue compagne, con la regolare conseguenza di essere mollato nel giro di poche settimane.

Se è nella presentazione del personaggio interpretato da François-Xavier Demaison e delle sue tristi vicissitudini amorose che emerge la natura più squisitamente comica del film, la vena irriverente e scorretta del (solido e coi piedi fin troppo per terra) copione di Luc Bossi e Laurent Turner non si perde mai del tutto, viene semmai addolcita dalle esigenze di un lieto fine scontato e necessario.
Tutti gli sforzi di regia di Nicolas Cuche sembrano diretti proprio all’alternanza di registri differenti e all’evitare che si ecceda da un lato nell’umorismo più grossolano e dall’altro nel romanticismo più stucchevole e zuccheroso: e va riconosciuto che l’equilibrio è raggiunto e mantenuto, anche a costo di un leggero appiattimento identitario.

Non sarà (e non pretende di essere) una pietra miliare del cinema o un titolo memorabile, Per sfortuna che ci sei, ma è un film con due personaggi ben costruiti e ben interpretati (anche Virginie Efira è perfettamente funzionale alla parte, anche nel suo charme discreto e mai invadente) e che mescola al suo interno Pierre Richard, Judd Apatow e Richard Curtis: senza appiattirsi su un modello, senza indulgere in ambizioni eccessive e senza osare troppo, con serena e scanzonata consapevolezza dei suoi mezzi.
E se la morale appare essere “non tutti i mali vengono per nuocere”, il portato di questo luogo comune sull’idea di rapporto amoroso che viene descritta dal film appare travalicare la banalità di questa sintesi letterale.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento