Paradise: recensione della commedia nera opera prima di Davide Del Degan

07 ottobre 2020
2.5 di 5
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Le avventure tragicomiche di Calogero, un siciliano venditore di granite che finisce sperduto nei monti friulani, sospeso fra il passato e una vita che deve per forza cambiare, sempre che arrivi presto la famiglia.

Paradise: recensione della commedia nera opera prima di Davide Del Degan

Un uomo ordinario in una circostanza straordinaria. Calogero è un siciliano come tanti, che si guadagna da vivere modestamente vendendo granite, un degnissimo lavoro che alimenta una tradizione locale così nobile, al contrario di quella mafia che un giorno gli si piazza suo malgrado nel campo visivo. Diventa, infatti, testimone di un delitto e reagisce in una maniera così ordinaria da essere davvero straordinaria: testimonia. In questo modo rompe una catena di omertà fin troppo abituale e ordinaria anch’essa, finendo in un programma di protezione testimoni che lo sbatte nel glaciale nord montano, spaesato fra la materia prima che così abilmente trattava quando lavorava in Sicilia: il ghiaccio. 

È con questa immagine straniante, quasi western, che inizia il film, con un Calogero errante in un paese sperduto fra i monti del Friuli - in realtà la ridente Sauris - senza riuscire a capire e capirsi con gli abitanti del luogo. Di granite non c’è decisamente domanda, allora cosa fare, al di là di ‘godersi’ una libertà molto condizionata e la lontananza della famiglia, che non ha voluto seguirlo, proprio mentre stava nascendo l’unica figlia che non ha mai visto? Paradise è il beffardo nome di questa opera prima di finzione per il triestino Davide Del Degan, in cui si diverte a catapultare i suoi personaggi costantemente in contesti a loro estranei, vedendo un po’ l’effetto che fa. Il tutto con uno stile piano, ironico e paradossale che rimanda a un cinema del nord ben più estremo, scandinavo.

Personaggi, si diceva, perché Calogero viene presto raggiunto dal più improbabile dei vicini di casa: proprio il killer che ha denunciato e fatto finire in galera, diventato a sua volta collaboratore di giustizia. Fra paradossi e il confronto fra i due, vissuto con ansia crescente da Calogero, il rapporto fra i due sembra sfociare verso un’inusitata amicizia, Paradise mette in scena due tentativi di cambiare vita, con gradi di complicazione diversa e la sincera voglia di dare un taglio al passato che sembra venire dal più improbabile dei due, che non aspettava altro che darlo quel taglio brutale, mentre Calogero è costantemente alla ricerca del ricongiungimento con la famiglia, sempre ritardato dalle autorità.

Voleva solo fare la cosa giusta, senza tacere e procrastinare la catena di omertà della sua terra, anche per la figlia che stava per nascere, ma che ora non può vedere, e con lei la moglie. Con toni da commedia, quasi privo di dialoghi, Paradise è un film di continui contrasti, fra un passato e un futuro, il sud e il nord, l’eroe e il criminale, la solitudine e la famiglia. Contrasti i cui confini si vanno sempre più sfumando, in cui mettendo meglio a fuoco, le cose non sono sempre come appaiono. Il racconto di chi vuole solo fare le cose giuste, con un paradosso alla Coen che porta a una deriva inattesa alla storia e al destino del buon Calogero. Interessante nello stile e nell’atmosfera, anche se le trovate erano forse più adatte a un corto, tanto da risultare un po’ troppo tirate per le lunghe

Paradise - Una nuova vita
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD


  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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