Onora il padre e la madre

14 marzo 2008

una spietata quanto accurata analisi descrittiva dell'istituzione sociale che tanto è sulle bocche di politici e intellettuali di mezzo mondo (Italia compresa, complice la campagna elettorale) e che è al centro di molte riflessioni da parte del cinema di queste stagioni: la famiglia.


In tanti anni di carriera, Sidney Lumet non ha perso l’abitudine di girare film che, celati sotto i canoni del “genere”, mettono al centro della loro narrazione la psicologia e la natura umane, meglio se in una situazione di crisi.
Se infatti Onora il padre e la madre è superficialmente ed immediatamente leggibile come un thriller - serrato e ansiogeno - in realtà è una spietata quanto accurata analisi descrittiva dell'istituzione sociale che tanto è sulle bocche di politici e intellettuali di mezzo mondo (Italia compresa, complice la campagna elettorale) e che è al centro di molte riflessioni da parte del cinema di queste stagioni: la famiglia.

Lumet non nega l’importanza - sociale, psicologica ed esistenziale - della famiglia intesa come istituzione e come legame affettivo, e mostra anzi come la stessa sia elemento catalizzatore primario di ogni relazione; ma facendo questo svela anche senza censure le ipocrisie, le tare, le cicatrici che i rapporti familiari portano (quasi necessariamente, verrebbe da dire) con loro. E mostra quindi un mondo familiare dove la serenità è spesso figlia di menzogne e cinismi di varia natura, e che diviene un vero e proprio campo di battaglia quando questo velo di ipocrisia – complice una qualche crisi scatenante – viene a mancare.

Non si salva nessuno, nel film di Lumet: padri, madri, fratelli, mariti, mogli, figli sono solo singoli soggetti pronti a rinnegare il congiunto o il consanguineo in nome del proprio egoismo e/o del proprio opportunismo, eppure allo stesso tempo destinati a soffrire intimamente della mancanza totale o parziale dell’amore o del riconoscimento da parte di quelle stesse persone che feriscono a loro volta; in una spirale di crudeltà che pare non conoscere fine se non con la morte, propria o altrui. Risiede in questo stridente e irrisolto contrasto la grande tensione morale e cinematografica di Onora il padre e la madre: raccontare la famiglia come qualcosa che viene percepito necessario e indispensabile ed al tempo stesso come il nucleo originario delle proprie sofferenze più intime e magari inconsce.

Spietato, ma mai cinico, il film di Lumet è supportato nei temi da una forma che concilia l'essenzialità carica di senso del grande cinema degli anni Settanta con una modernità di sguardo mai banalmente postmoderna e da un cast in stato di grazia, su tutti uno straordinario Philip Seymour Hoffman. Avrà pure 83 anni suonati, Sidney Lumet, ma tanti giovanotti del cinema contemporaneo non hanno un briciolo della sua lucidità cinematografica (e non). Da non perdere.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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