Non riattaccare: recensione del noir sentimentale e notturno con Barbara Ronchi

16 giugno 2024
3.5 di 5
64

Barbara Ronchi è la protagonista assoluta di un noir in tempo reale diretto da Manfredi Lucibello, ambientato durante il lockdown e arricchito dalla voce al telefono di Claudio Santamaria. La recensione di Carola Proto.

Non riattaccare: recensione del noir sentimentale e notturno con Barbara Ronchi

Nel 2013 Tom Hardy parlava ininterrottamente al telefono mentre era alla guida della sua automobile in un film in tempo reale intitolato Locke. Dieci anni dopo, nel "thriller dei sentimenti" Non riattaccare, Barbara Ronchi rompe il silenzio di una notte spettrale con una chiamata lunga un viaggio da Roma a Santa Marinella che potrebbe impedire un gesto disperato. Tom Hardy e Barbara Ronchi non si somigliano, ma entrambi sono capaci di reggere sulle proprie spalle, passando con disinvoltura da un registro all'altro e da un'emozione al suo contrario, un film intero. Tom Hardy e Barbara Ronchi sanno inoltre cimentarsi a meraviglia nella difficile arte del monologo, perché entrambi hanno calcato le tavole del palcoscenico, "luogo" che impone la continuità della performance e un’intensa concentrazione.

Ma lasciamo Tom Hardy a risolvere un problema di paternità e concentriamoci sull'opera seconda di Manfredi Lucibello, che ha esordito nel 2019 con Tutte le mie notti, un'altra vicenda ambientata in quel tempo sospeso nel quale la gran parte dell'umanità riposa silenziosamente e i sentimenti di chi è sveglio sembrano più impetuosi. In Non riattaccare Barbara Ronchi si chiama Irene e riceve la telefonata del suo ex, Pietro, che desidera sentire per l'ultima volta la voce del suo grande amore prima di lanciarsi nel vuoto dal tetto della casa al mare. Lo farà veramente? Ha davvero intenzione di lasciarsi alle spalle una vita balorda e ingiusta per precipitare in un eterno oblio? Non ne siamo sicuri, e in fondo poco importa, perché il tentativo di Irene di fermare Pietro non è solo una rievocazione, ora gioiosa ora devastante, dei passaggi fondamentali di una relazione, ma si impone dapprima come elaborazione di una perdita simile al lutto e poi come cambio di prospettiva e conseguente evoluzione interiore. La donna che esce di soppiatto di casa quando il coprifuoco è scattato da diverse ore non è la stessa che tornerà (si spera) da Santa Marinella. Quest'ultima demolisce pian piano il muro che ha costruito intorno a sé e si prende il lusso di gridare, di piangere e di avere paura, e di questa trasformazione lo spettatore gusta ogni singolo istante, dal momento che Non riattaccare, anch'esso in tempo reale, ci inchioda nell’abitacolo dell’auto che percorre un’autostrada da talmente deserta da sembrare lo scenario di un film apocalittico.

A ben guardare, più che di Apocalisse si tratta di realtà, perché il film è ambientato durante il lockdown e perciò le restrizioni dovute alla pandemia di Covid-19, che ci sembra lontano anni luce, diventano un elemento narrativo che serve il proposito del genere di appartenenza, che poi è il noir. E il noir per Manfredi Lucibello è una dolce ossessione, e infatti anche il suo film d’esordio lo è, ed entrambi sono illuminati dal fascino misto a fragilità del femminile. Qui c'è anche il road movie e c'è una strada illuminata dai fari che ci fa sempre venire in mente scenari lynchiani. Nel nostro caso, però, il racconto è intimista e il mistero sta nell'amore, che nasce e improvvisamente muore, senza che si sappia bene il perché.

Abbiamo parlato di fragilità, e se Irene ha le sue, è Pietro ad aver perso ogni riferimento e a sentirsi come paralizzato, e allora Non riattaccare si inscrive felicemente nell'esplorazione di una mascolinità nuova e profondamente reale, che non significa crisi del maschio Alfa di fronte alla donna Capitana Nema detestata da Roberto Vecchioni, ma liberazione da sovrastrutture vecchie di secoli e desiderio di essere ascoltati, compresi, rassicurati. A Pietro manca un po’ di autoconsapevolezza e capacità di autoanalisi, e la voce molto espressiva di Claudio Santamaria rende alla perfezione lo smarrimento di chi, per immaturità sentimentale, ferisce e distrugge.

Lasciando da parte l’introspezione psicologica, chiudiamo la nostra recensione focalizzandoci sull'azione. In Non riattaccare ci sono due piani di narrazione: la telefonata e periglioso viaggio di Irene, che, per risultare intrigante e carico di tensione, dev'essere gremito di ostacoli ed imprevisti. Non diremo cosa capita a Irene, ma solo che le sorprese non mancano e quindi il film non è mai noioso o prevedibile, e visto che trovare ottime sceneggiature è cosa rara in questo tempo di remake, sequel, spinoff e reboot, è giusto riconoscere a Lucibello il dono dell'inventiva e anche della misura, perché non è affatto semplice trovare un'armonia tra una corsa contro il tempo e contro la morte e un viaggio nelle profondità dell'animo di un essere umano, che poi è il sistema più complesso che ci sia in natura. In Non riattaccare succede proprio questo e quindi... onore al merito.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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