Noi e la Giulia - la recensione della commedia corale di Edoardo Leo

17 febbraio 2015
3.5 di 5
28

Tratto da un romanzo italiano, un divertente film sulla necessità di avere sempre un piano B nella vita.

Noi e la Giulia - la recensione della commedia corale di Edoardo Leo

C'è un'Italia che non ne può davvero più. E' quella dei quarantenni e oltre, quella dei “privilegiati” che hanno un lavoro in un'epoca storica in cui questo non è più un diritto collettivo, ma che si sentono soffocare e vorrebbero cambiar vita. Sono in genere di sesso maschile, disorientati, falliti o disillusi nella loro vita di relazione, che mantengono la capacità di sognare, sia pure sogni piccolo-borghesi, in cui la campagna rappresenta il massimo della wilderness. Tre di questi individui - un coatto che vende orologi patacca in tv, un venditore di automobili a cui è appena morto il padre e un uomo che soffre di alopecia e che ha portato al fallimento il negozio di alimentari centenario della sua famiglia - sono i protagonisti di Noi e la Giulia, terza regia del poliedrico Edoardo Leo, da un romanzo di Fabio Bartolomei.

Ai tre perfetti sconosciuti che si mettono in società per rilevare una masseria in cui dare vita a un agriturismo, si uniscono un cinquantenne veterocomunista, una ragazza reduce da Amsterdam e incinta di ignoto e un bizzarro camorrista che si presenta dai nostri a reclamare il pizzo a bordo di una Giulia 1300 verde e viene coinvolto in un anomalo rapporto coi suoi impulsivi sequestratori.

Noi e la Giulia - sulla cui trama non vi sveliamo altro - è un inno alla resistenza quotidiana, un invito a non deporre mai “le armi”, fatto col sorriso sulle labbra e sotto le spoglie di una commedia corale che guarda ai capolavori di Ettore Scola e al cinema del nostro glorioso passato. In un paese dove c'è molto bisogno di ridere e dove con poche lodevoli eccezioni la produzione cinematografica è in prevalenza comica (o presunta tale), fa piacere trovare un film che tenta una via diversa alla risata e dove gli “enni” nostrani non sono soltanto dei perenni immaturi con le donne ma gente che, almeno, prova a fare altro della propria vita.

Noi e la Giulia racconta quello che siamo diventati: degli eterni brontoloni pieni di diffidenza e pregiudizi, esagerando i caratteri come consuetudine della commedia all'italiana, senza pretese di darci lezioni ma insinuando tra una risata e l'altra la necessità del dubbio. E' una commedia divertente e gradevole grazie soprattutto all'ottimo cast: Leo tiene per sé il personaggio di Fausto, epitome del coatto romano razzista perché ignorante ma in fondo recuperabile, Luca Argentero è l'occhialuto e pacato Diego – che è anche, come nel romanzo, la voce narrante di raccordo -, Anna Foglietta una toscanissima Elisa col pancione (una realtà che ha modificato la sceneggiatura), Stefano Fresi è Claudio, il buffo nevrotico del gruppo, Claudio Amendola incarna con gran divertimento il personaggio irresistibile dell'irriducibile compagno barbuto Sergio, mentre Carlo Buccirosso è impeccabile nei vari cambiamenti di registro richiesti dal camorrista Vito.

A voler essere proprio pignoli, forse avrebbe giovato al film una durata un po' inferiore alle quasi due ore, tempo in cui il ritmo efficacemente teso della narrazione rischia di stemperarsi prima del finale. Molto curato tecnicamente, dalla scelta del look dei personaggi alla fotografia e alle musiche, Noi è la Giulia è quello che gli anglosassoni definirebbero “a labour of love”, in cui la palese passione di tutti i partecipanti  finisce per trasmettersi anche a chi lo guarda.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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