Nemiche per la pelle: la recensione della commedia con Margherita Buy e Claudia Gerini

14 aprile 2016
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Da un soggetto della stessa Buy, un film politicamente corretto dove le due anime degli italiani trovano una sintesi nel core de mamma.

Nemiche per la pelle: la recensione della commedia con Margherita Buy e Claudia Gerini

Curioso, che Nemiche per la pelle arrivi in sala a pochi giorni dal ventennale del debutto di Ferie d’agosto, il film del 1996 nel quale Paolo Virzì stigmatizzava tic e stereotipi dell’italiano (e delle italiane) di destra e di sinistra.
Curioso perché, pur con con stili e finalità del tutto differenti, anche questa commedia di Luca Lucini (che origina da un soggetto della stessa Margherita Buy, protagonista al fianco di Claudia Gerini) continua a giocare con gli stessi tic e gli stessi stereotipi.
Complesso sarebbe stabilire qui e con certezza se queste analogie, a due decenni di distanza, stiano a simboleggiare l’immobilismo della società italiana o quello del cinema di casa nostra: anche perché le cose vanno di pari passo, e non potrebbe essere altrimenti.
Più facile, nonché evidente, è invece il fatto che la parola chiave, magica in grado di mettere d’accordo le due anime del nostro paese, lo ying e lo yang dello Stivale, sia sempre la stessa: famiglia.
Oppure - che è anche un po’ la stessa cosa, specie in questo film -  mamma.

Sì, perché le Nemiche per la pelle del film imparano a superare i rispettivi egoismi e le radicate idiosincrasie delle loro vite, e a accettarsi (forse perfino a stimarsi) di fronte a un bambino (pure cinese, ci mancherebbe potesse mancare l’accenno al multiculturalismo) che le scioglie lentamente come ghiaccioli al sole.
Un bambino, due madri. Non lesbiche, per carità, che per quello la Buy ha già dato in Io e lei, ma comunque donne. E madri.
È bello e giusto, per carità, perché - come ricorda una severa giudice dei minori alla fine del film - la famiglia è il luogo della cura prima che della biologia: anche se l’affido [SPOILER] lo si dà alla madre di destra perché più affidabile [FINE SPOILER].
E però è anche troppo facile utilizzare la coperta del Tema per coprire le manchevolezze di un copione a corrente alternata, che agli stereotipi ci si appoggia per comodità (dai camerieri filippini laureati in Bocconi alla psicoterapia per cani e gatti, passando per le solite case da film e da personaggi di contorno che son poco più che macchiette), e quelle di due attrici che giocano un po' troppo con l’immagine di sé stesse per conquistare, specialmente quando agiscono in autonomia e contrasto, e non sono intrigate da dinamiche di coppia e complicità che invece funzionano di più. E, nel complesso, una Gerini in stile Meloni è più efficace di una Buy che fa la Buy.

Non mancheranno di apprezzare le “cammelle” che la produttrice del film Donatella Botti cita come pubblico di riferimento del film, quelle che altri chiamano “professoresse democratiche”: donne colte di ceto medio-alto, orientate a sinistra.  Perché dentro Nemiche per la pelle c’è tutto quello che la carineria della commediola italiana dei buoni sentimenti e del politicamente corretto vuole che ci sia: perfino il personaggio che alla fine si scopre essere gay, e quello dell’artista cialtrone ma simpatico e affascinante.
Senza contare la furberia della linea narrativa legata alle lumache e al potere benefico della loro bava per la pelle: perché, si sa, essere mamme non vuol dire mica rinunciare a essere donne.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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