Nelle tue mani Recensione

Titolo originale: Au bout des doigts

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Nelle tue mani: recensione del film con Kristin Scott Thomas e Lambert Wilson

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Nelle tue mani: recensione del film con Kristin Scott Thomas e Lambert Wilson

Mathieu è giovane e belloccio. Vive con la mamma e i fratellini in una banlieue piuttosto edulcorata, ha amici più cialtroni che balordi con cui rubacchia per sopravvivere, e ogni volta che vede quel pianoforte lì, messo a disposizione di tutti in una stazione di Parigi, si siede e fa il suo miracolo. Perché Mathieu, che ha studiato il piano da bambino con un anziano maestro, è un talento naturale straordinario, e questo talento non passa inosservato al direttore del Conservatorio di Parigi, che lo vorrebbe nella sua scuola, e che vince le resistenze del ragazzo facendo leva su un suo arresto e offrendosi per tenerlo da lui ai servizi sociali: il mocio per terra alla mattina, e le lezioni di piano con la rigidissima Contessa a seguire, perché senza lavoro e disciplina il genio non serve a niente.

E poi, ovviamente, in Nelle tue mani, che è un po’ Cenerentola, un po’ My Fair Lady e un po’ Ballerina (il recente film d’animazione amatissimo dai bambini), c’è un concorso prestigioso che vede Mathieu riluttante e sul quale il suo mecenate si gioca la carriera; c’è la sottotrama familiare del direttore; c’è la Bella Violoncellista Nera che s’innamora di questo ragazzo così diverso dagli altri; c’è il rivale riccioluto e di buona famiglia che però non si vede, e non parla, quasi mai.
Perché tra le tante, ovvie cose che ci sono nel film di Ludovic Bernard (e la musica la diamo per scontata, suvvia, anche come riscatto), non ci sono praticamente quelle cose che servirebbero alla costruzione di un qualsiasi racconto che possa appassionare: i conflitti.

Mathieu vive un po’ di tormenti, di dissidi tra la sua anima ribelle e quel mondo così borghese del conservatorio, ma nemmeno troppi, perché gli bastano sempre un paio di paroline e una tastiera, per farlo tornare alla musica; la sua storia con la Bella Violoncellista Nera non vive saliscendi; gli amici lucignoli tornano solo un attimo, ma poi sono i primi a volerlo aiutare quando c’è bisogno di correre a suonare; mica è vero che quel direttore vuole utilizzare il ragazzo per superare i suoi traumi, e il finale è scontato. Come sempre, in casi come questo, per carità: ma farti credere che non lo sia è il compito di un buon film.  

Nella scena che contiene l’unica battuta divertente del film, la rigidissima Contessa (che è Kristin Scott Thomas, e che ovviamente si scioglierà davanti al talento di Mathieu, e a quella passione che mette nella musica che a lei è sempre mancata) spiega al ragazzo il significato delle indicazioni di tempo che appaiono sullo spartito: mezzo forte, ritenuto, diminuendo, piano, a tempo. “Cosa ti fanno venire in mente?,” chiede lei; “Le capsule del caffé,” risponde lui.
Battuta riuscita a parte, Mathieu imparerà la lezione, e riuscirà a dare espressione ancora maggiore al suo suonare. È Bernard che pare non saperlo fare, dirigendo un film tutto dritto, tutto piatto, dove il massimo del contributo artistico e il far vorticare un po’ a caso la macchina da presa, e insistere sul tamburellare costante delle dita di Mathieu, che fa una tastiera di ogni superficie.
Compresa la schiena nuda della Bella Violoncellista Nera al momento dell’amplesso.

Nelle tue mani
Il Trailer Ufficiale Italiano del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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