Necropolis - La città dei morti - la recensione dell'horror found footage

03 settembre 2014
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Arriva nelle sale il primo film girato interamente nelle Catacombe di Parigi.

Necropolis - La città dei morti - la recensione dell'horror found footage

Fin dal titolo originale, As above so below, antica massima della tradizione alchimistica ermetica (il bene e il male come due parti della stessa entità), Necropolis denuncia le sue ambizioni: uscire dall'ormai abusato e stereotipato sottogenere del found footage per teenager che ha invaso le sale nell'ultimo decennio, tentando di dargli un background diverso, “culturale”.

Non sappiamo se questo sia veramente un film per nerd - come lo ha orgogliosamente definito  il protagonista Ben Feldman (vedi intervista)- ma data la frettolosa genesi del progetto e la necessità di inventare su sue piedi una storia da girarsi all'interno delle Catacombe di Parigi, per la prima volta concesse a una produzione cinematografica, si deve riconoscere agli autori John Erick Dowdle e Drew Dowdle una certa originalità nell'evitare mostruose creature in agguato nel buio e nello sfruttare al meglio l'ambientazione claustrofobica e gli spazi angusti con una tecnica da guerriglia, senza aggiunta di luci e concedendo agli attori un'ampia libertà di azione.

La storia è quella di una novella Indiana Jones, una giovane archeologa letteralmente ossessionata dalla possibilità di trovare la leggendaria Pietra Filosofale dell'alchimista Nicolas Flamel, alla ricerca della quale il padre ha sacrificato la propria vita. Dopo un prologo che ricorda/omaggia quello iracheno de L'esorcista, questa determinata, ambiziosa, egoista e carismatica Lara Croft dell'occulto trascina nella sua quest alcuni Cataphiles (guide clandestine nelle parti off-limits delle Catacombe), il suo operatore e il suo ragazzo – una specie di giovane Robert Langdon - la cui presenza è necessaria per decifrare i simboli, gli enigmi e le indicazioni esoteriche che incontreranno sul loro cammino.

A livello narrativo, va detto, non tutto è chiaro e la concitazione di certi momenti confonde lo spettatore che alla fine del film resterà con più domande che risposte. Nell'insieme, Necropolis somiglia più ad un adventure ride che a un horror, che diverte e intriga ma non spaventa più di quanto farebbe un'attrazione al luna park.

Tra i lati positivi dell'operazione indubbiamente il fascino delle location e il buon livello della recitazione. Ci è piaciuto soprattutto Ben Feldman, dotato di indubbio carisma e capacità ed è da segnalare anche la prova grintosa di Perdita Weeks, che smessi i costrittivi abiti vittoriani che si trova spesso a indossare al cinema, è libera di scatenarsi in un viaggio verso il basso dalle ripetute discese agli inferi.

E' questo l'aspetto più interessante e coinvolgente del film: l'idea di un mondo capovolto in cui terra e inferno vengono a contatto e per uscire a ritrovar le stelle – e se stessi – è necessario scavare sempre più in profondità, in un percorso labirintico al cui termine ci si ritrova, forse, di nuovo al punto di partenza.

Per alcuni non sarà molto, ma è sufficiente a farci venir voglia di tener d'occhio le prossime prove dei talentuosi Dowdle Bros e di recuperare i loro film precedenti.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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