Natale col boss: la recensione della commedia di Natale con Lillo e Greg

16 dicembre 2015
3.5 di 5
8

Dalla Filmauro l'anti cinepanettone delle feste.

Natale col boss: la recensione della commedia di Natale con Lillo e Greg

Due chirurghi plastici romani trapiantati a Milano devono lasciare la loro bella vita di pluriritoccatori di ricconi, quando un boss camorrista, identificato da due poliziotti in appostamento, è costretto a cambiare faccia. Rapiti e portati a Napoli, vengono obbligati ad operarlo e tenuti prigionieri fino allo svelamento del nuovo volto scelto dal criminale, che per una vocale capricciosa sfuggita ai due, è quello di Peppino Di Capri invece che di Leonardo DiCaprio.

C'è uno strano scontro di idee e di metodi in questo Natale cinematografico made in Italy. Se una delle parti in causa infatti rivendica orgogliosamente l'operazione nostalgia del cinepanettone con i suoi ingredienti storici, l'altra - proprio quella dove ha per decenni prosperato la formula “Vacanze a” - cerca da un po' di allontanarsi dal modello della commedia caciarona a episodi per entrare in territori meno battuti e meno grevi. L'anno scorso Un Natale stupefacente, primo film del genere prodotto dalla Filmauro con una storia unica affidata a Lillo e Greg, anche se gradevole non aveva però un ritmo omogeneo, mentre quest'anno gli autori hanno aggiustato il tiro e oliato i meccanismi affidandosi alla struttura più robusta dell'action comedy scappa-scappa a equivoco plurimo.

E se sempre l'anno scorso certi scambi tra gli attori sembravano più adatti al palco di un teatro che al grande schermo, complice l'unità di tempo e luogo, stavolta ci si muove molto e ci si diverte fino alla fine senza evidenti inceppamenti e riempitivi. Non tanto per le battute o i momenti surreali in cui Lillo e Greg sono ormai maestri (e va detto che il primo ha qui modo di brillare di luce propria: sono suoi alcuni dei momenti più spassosi del film), quanto per le situazioni paradossali in cui tutti i personaggi si vengono a trovare e le reazioni che mettono in atto. Dalla coppia di squinternati poliziotti di Paolo Ruffini e Francesco Mandelli (con un bel look alla Serpico dei poveri da poliziottesco, oltre che sotto il trucco del moribondo Mammasantissima) al doppio e irresistibile Peppino Di Capri nel ruolo del boss e di se stesso, dalla bella e atletica Giulia Bevilacqua ai molti ottimi caratteristi che danno vita a un ensemble brillante che ci conferma che il nostro cinema ha un vasto parco attori poco utilizzato, per via dell'ormai cronica carenza di film di genere.

Quello che ci è inoltre piaciuto è che in un prodotto pensato in funzione del divertimento fine a se stesso non si sia mai ceduto alla tentazione dell'idiozia. Così, anche se l'azione parte da un'idea dichiaratamente e totalmente assurda - più pretesto che spunto narrativo - non è per niente forzato o illogico quello che viene dopo. Succede un po' come in quelle laboriose costruzioni coi pezzi del domino, dove basta far cadere il primo tassello perché gli altri lo seguano in una velocissima reazione a catena alla fine della quale magari succede qualcosa di inatteso (e la gag finale del film - che ovviamente non sveliamo - è una sorpresa davvero divertente).

L'idea iniziale, che prevedeva un boss italoamericano, avrebbe dato vita a un inevitabile confronto con modelli troppo alti (lo stesso Greg che ne è l'autore ha citato il classico per eccellenza delle commedie di inseguimento A qualcuno piace caldo), mentre in un contesto di malavita italiano si può scherzare con maggiore efficacia sia sulle famose interpretazioni di De Niro che sulla nostra più celebre serie tv sull'argomento. E' così che una delle scene più buffe del film vede Ruffini e Mandelli in pieno territorio Gomorra, adottare i comportamenti più estremi e superficiali che due fan poco intelligenti possono trarne. Paga sempre, poi, la scelta di prendere un personaggio molto famoso ma del tutto avulso dal contesto cinematografico: se n'era accorto a sue spese lo stesso Ruffini nel suo Tutto molto bello, con il cammeo autoironico di un divo pop come Pupo che finiva per rubare la scena e in questo caso l'operazione è amplificata dalla creazione di un doppio cattivo dell'icona popolare Peppino Di Capri, che a 76 anni affronta con molto spirito e bravura la sua prima prova d'attore puro in quello che per lui è un antimusicarello, visto che quando canta, con entrambe le identità, per motivi diversi è costretto a farlo male.

Natale col boss dunque fa ridere con semplicità e onestà e qua e là regala agli appassionati piccole perle e citazioni, come l'omaggio all'indimenticabile Remo Remotti o la variante della scena dell'eremita di Frankenstein Jr. E' un film che, titolo a parte, avrebbe potuto uscire anche in un altro periodo dell'anno, quando forse avrebbe trovato un pubblico meno distratto. Noi gli auguriamo comunque di incontrarlo, perché - tra tante recenti commedie presentate con cori di autocelebrazione, i cui protagonisti si sono spesso divertiti più del pubblico - è un piccolo film dignitoso che non mortifica la nostra voglia, che di questi tempi è un vero e proprio bisogno, di ridere senza pensieri. Come un tempo, senza doversi sentire in colpa, si usava fare al cinema.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento