My Generation: recensione del documentario sulla Swinging London

18 gennaio 2018
3.5 di 5
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Un bel film sulla gioventù e un tuffo nel passato eccitante e ottimista, sotto la guida di un Virgilio d'eccezione, sir Michael Caine. In sala 22 e 23 gennaio.

My Generation: recensione del documentario sulla Swinging London

Forse non l'hanno ancora brevettata, ma di certo gli inglesi la macchina del tempo l'hanno davvero inventata. Del resto era un suddito di Sua Maestà Britannica H. G. Wells, così come lo sono i creatori di Dottor Who col loro Tardis e i registi dei film in costume più accurati mai fatti, soprattutto quando si parla del loro passato. Ne è ulteriore conferma un documentario brillante come My Generation, che ci riporta indietro nel tempo, nell’epoca incredibilmente vitale e creativa della Swinging London, con un pizzico di sorridente nostalgia ma soprattutto con tanta contagiosa vitalità. Costruito con un'impressionante mole di preziosi reperti d'archivio, è un inno al potere rivoluzionario della gioventù e sarebbe un film da mostrare nelle scuole per dare una speranza ai nostri apatici ragazzi, smarriti in un mondo senza più valori e modelli, e far loro capire che bisogna sempre sognare in grande, come fecero i loro coetanei che a metà anni Sessanta dettero il via a una rivoluzione culturale ancora ineguagliata in Europa.

Certo, alla fine le droghe, anche quelle psichedeliche, quelle che aprivano le famose “porte della percezione” secondo Aldous Huxley, usate per stimolare la creatività da artisti e musicisti, finirono col mietere moltissime vittime anche tra chi queste capacità non le aveva e questa coloratissima rivoluzione - che si opponeva a un establishment grigio, imbalsamato, autoritario e triste come in un romanzo di Orwell, arroccato in una obsoleta mentalità imperialista -  finì per spegnersi e venne riassorbita, mutando in altre forme non più pacifiche. Ma finché durò, oh boy, se fu grandiosa!

Sir Michael Caine, al secolo Maurice Joseph Micklewhite, uno dei più grandi attori della storia del cinema britannico, ci fa da guida in questo emozionante viaggio partendo dalla propria storia, fascinoso Virgilio dalla pronuncia perfetta ma dalle origini – mai rinnegate – working class e cockney. E ci dice, attraverso la sua esperienza e quella dei suoi coetanei e di quelli più giovani di lui, che è nato nel 1933 e aveva "già" 20 anni, che la ribellione dei giovani inglesi negli anni Sessanta fu innanzitutto una rivolta di classe.

Rivediamo Caine giovane e bellissimo agli inizi della sua carriera, mentre firma autografi per le fan, con la madre,  nella vita quotidiana e in film mitici come Alfie, ed è significativo il punto in cui ci racconta che sarebbe stato impossibile per un giovane attore di umili origini come lui interpretare un ufficiale britannico al cinema: se poté farlo fu un puro caso, ed è solo perché il regista che gli affidò quel ruolo in Zulu nel 1963 era americano (Cy Endfield). E cambiò tutto: il modo di girare, di vestire, di parlare, di cantare, di suonare, di fare arte e di fare l'amore. Le modelle divennero star, così come i fotografi, per non parlare dell'esplosione di gruppi come i Beatles, i Rolling Stones, i Who (autori della canzone/ inno del tiolo), gli Animals, i Pink Floyd, i Kinks, i Cream di Eric Clapton, Jimi Hendrix nel suo periodo londinese, Donovan e gli innumerevoli altri che nacquero subito dopo.

Si resta a bocca aperta nel vedere Vidal Sassoon creare tagli di capelli entrati nella leggenda, o sentire Mary Quant che spiega la filosofia delle sue scandalose minigonne. Si respira un'aria di libertà e gioia alla quale non siamo più abituati. Nel film, saggiamente, si sceglie di mostrare i protagonisti da giovani e di intervistarli oggi senza farli vedere: le voci di Roger Daltrey, David Bailey, Twiggy, Paul McCartney, Marianne Faithfull e molti altri protagonisti di quella grande stagione la raccontano come l'hanno vissuta, mentre la vediamo sullo schermo, così come personaggi purtroppo scomparsi, in un insieme fluido e dinamico che resta concentrato sul tema e sul messaggio che vuole trasmettere.

Un messaggio che, anche grazie a una colonna sonora insuperabile, arriva direttamente al cuore non solo di chi quegli anni li ha vissuti ma anche di chi avrebbe voluto viverli e spera che tra i lugubri ricorsi storici di questi ultimi tempi si affacci all'orizzonte una New Generation, capace di creare una gioiosa esplosione di libertà e colore che spazzi via per sempre il grigiore di quei maledetti Biechi Blu.



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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