Mustang: la recensione del film candidato per la Francia agli oscar

19 ottobre 2015
3.5 di 5
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Un film sulla condizione femminile nella Turchia di oggi.

Mustang: la recensione del film candidato per la Francia agli oscar

La Turchia vive in queste settimane uno dei momenti più difficili della sua storia repubblicana. In questo senso l’arrivo in sala di Mustang è sintomo dello spirito dei tempi. Un film turco nel profondo, al femminile, diretto da una donna, Deniz Gamze Ergüven, che rappresenterà col film la Francia ai prossimi Oscar, dopo il successo della Quinzaine di Cannes e alla Festa di Roma. Una biografia cosmopolita quella della trentasettenne regista formatasi alla Fémis di Parigi, che l’ha portata a ispirarsi a un fatto accaduto nella sua famiglia durante i suoi anni da preadolescente. Ultimo giorno di scuola, cinque giovani ragazze festeggiano l’arrivo dell’estate, pur con la malinconia di una maestra a cui dire addio, giocando con dei maschi coetanei mentre tornano a casa. Troppa spontaneità, troppo contatto fisico mentre giocano in mare e si schizzano. Ne nasce uno scandalo e la casa in cui vivono da castello si tramuta in torre in cui rinchiudere queste giovani principesse. La nonna pensa di accelerare il loro matrimonio, cominciando la caccia per ognuna di loro a un principe poco azzurro, ma ben nutrito di dote.

Una nonna che risulta il personaggio più struggente e stratificato: testimone impotente della crescita delle amate nipotine, combattuta fra il legame ancestrale al filtro bigotto alla sessualizzazione delle ragazze e l’amore per quelle bambine che ormai non ci sono più. Il tutto magari ritrovando nella loro battaglia barlumi di una ribellione personale repressa da anni.

Siamo ai giorni nostri, anche se ci vuole un po’ per capire che questo paese sperduto nel nord della Turchia, a 600 km da Istanbul, rappesenta la realtà di un paese così vicino all’Europa quanto lontano in alcuni aspetti sociali, soprattutto riguardo la condizione femminile, la libertà per le donne di esprimere la loro sessualità. Un fenomeno amplificato negli ultimi tempi dalle distorsioni democratiche del potere di Erdogan, con la sua commistione antikemalista fra religione e politica, fra società e tradizione musulmana.

Deniz Gamze Ergüven si spoglia del realismo estremo di molto cinema turco per liberare uno sguardo sempre in movimento, sospeso fra fiaba nera e lirismo poetico che rimanda alla Sofia Coppola de Il giardino delle vergini suicide. Tutte le metafore sull’oppressione emotiva delle protagoniste vengono esplicitate dalla regista, un conflitto generazione che viene drammatizzato attraverso le scenografie, con serrature e cancellate, inferriate alle finestre, muri alzati, a restringere sempre di più lo spazio vitale delle sorelle, a spingerle sempre più in alto, alla ricerca almeno di un raggio di luce.

Il ballo a cui queste principesse riescono ad andare fuggendo per una sera è, non casualmente, un incontro di calcio, straordinario, senza gli uomini esclusi per episodi di violenza. Cinque sorelle che rappresentano quasi un organismo unico, un'idra pronta alla lotta per la propria identità, malinconicamente consapevole delle mutilazioni subite per raggiungerla.

Uno sguardo di confine: fra fanciullezza e adolescenza, fra campagna e città, fra antico e moderno, fra spensieratezza e responsabilità. Mustang, come i cavalli non domati, liberi e selvaggi dei grandi spazi americani. Le ragazze del film vi resteranno addosso per giorni, piene di bellezza e voglia di vivere: un inno al movimento, alla ribellione in nome della piena espressione di se stessi.

Mustang
Il trailer italiano del film - HD


  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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