Mozzarella Stories: la recensione del film con Luisa Ranieri

19 settembre 2011
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Mozzarella Stories non è né una commedia malavitosa a base di caglio - come recita l'accattivante sottotitolo - né un film che imita Kusturica - supervisore del progetto - né tantomeno un noir, con la sua lotta quasi epica fra il bene e il male e la sua collezione di uomini tutti d'un pezzo.

Mozzarella Stories: la recensione del film con Luisa Ranieri

Mozzarella Stories non è né una commedia malavitosa a base di caglio - come recita l'accattivante sottotitolo - né un film che imita Kusturica - supervisore del progetto - né tantomeno un noir, con la sua lotta quasi epica fra il bene e il male e la sua collezione di uomini tutti d'un pezzo.
Opera prima di un regista che fa sentire la sua macchina da presa, slegandola dal gioco degli attori, e che si affida anche alla spesso dimenticata scrittura del montaggio, la nuova scommessa italiana della Eagle Pictures è un concentrato di sentimenti primordiali e di simboli. A cominciare dalla mozzarella, che con la sua rotondità e il suo bagliore, la sua porosità e la sua deteriorabilità, esprime il destino di un Sud in bilico fra ascese e declini.

Nella Caserta descritta da Edoardo De Angelis, ognuno ha un passato glorioso da opporre a un presente disgraziato. Dall'imprenditore sull'orlo del fallimento Ciccio DOP, al cantante in crisi di ispirazione Angelo Tatangelo, tutti lottano disperatamente per non sprofondare, volando, come falene impazzite, intorno a una luce troppo calda e accecante per non bruciare chi si avvicina troppo.
Questa umanità così sfortunata, raccontata con tenerezza ma senza compiacimenti, è la vera forza di Mozzarella Stories, che per esigenze di narrazione può permettersi di scivolare nel melò, nell'eccentrico e nel kitsch senza cadere nel grottesco e nel caricaturale. Al ritmo di canzoni neomelodiche, fra orribili cineserie e mandrie sconfinate, si recita la grande commedia degli errori e si affronta una battaglia in cui gli uomini in fondo sono dei vigliacchi, mentre il progresso e il sogno conquistato di un avvenire felice stanno dalla parte delle donne. Come spesso succede.

Maneggiando tanto materiale con grande disinvoltura, Edoardo De Angelis si conferma un buon narratore di storie, ma sacrificando utili spiegazioni sul passato dei personaggi a favore di una rappresentazione "in media res", manca a volte di chiarezza, affidandosi fin troppo alla perspicacia dello spettatore. Catturato da un'immagine, da uno sguardo, o da un colpo di pistola sparato sempre come nel miglior film western, il regista perde inoltre dei passaggi logici, e arrivando alla conclusione del film con troppe sottotrame da risolvere, finisce per semplificare la materia.
E' il difetto di molte vicende corali - una sghangheratezza di fondo che, però, nel caso di Mozzarella Stories non dispiace più di tanto. Forse perchè esprime comunque il desiderio di fare un tipo diverso di cinema o forse perchè a condurre il gioco sono attori validissimi: Gianpaolo Fabrizio, Giovanni Esposito, Luisa Ranieri, Massimiliano Gallo e la meravigliosa Aida Turturro, eroina tragica dalle forme generose e dalla voce incantevole.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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