Mission: Impossible 2 - la recensione

03 gennaio 2020
3.5 di 5

Qui è dove cerchiamo di spiegare che quello diretto da John Woo, secondo film della serie interpretata e prodotta da Tom Cruise, non è affatto il più brutto (anzi), ma quello dove è nato l'Ethan Hunt che oggi conosciamo.

Mission: Impossible 2 - la recensione

Se su internet cercate classifiche o graduatorie relative alla serie di Mission: Impossible, nella stragrande maggioranza dei casi all'ultimo posto, o a quello riservato al peggiore del lotto, troverete il secondo, quello diretto da John Woo nel 2000.
Eppure, Mission: Impossible 2 non è affatto così brutto come a un certo punto ha iniziato a essere dipinto. Anzi.
È un film minore tra quelli del regista di Hong Kong, certo, ma è comunque un film d'azione di tutto rispetto: di quell'azione che ha il sapore elgante e leggero della danza, e che non ha dimenticato ancora l'importanza di avere una storia e dei personaggi, per quanto abbozzati.
E, soprattutto, è il film che ha gettato le fondamenta per quello che Mission: Impossible, e il personaggio di Ethan Hunt, sarebbero diventati.

Il film di Woo segna una discontinuità sottile ma immediata col film diretto da Brian De Palma quattro anni prima: allo sguardo geometrico e tutto sommato - in questo caso - un po' freddo dell'americano, il regista asiatico contrappone quella sinfonia di movimenti e sentimenti che è il suo tratto distintivo; e soprattutto una costruzione dove le scene più spettacolari e magari improbabili non arrivano solo a coronamento di una costruzione narrativa, ma ne sono i veri e propri pilatri intorno ai quali si intesse il racconto, così come sarà, sempre di più, in tutti i film della serie (e non solo) a venire.
Già nella seconda sequenza del film, quella che arriva dopo il prologo (nel quale viene introdotto il villain e il suo piano diabolico), ecco poi che Ethan Hunt non è più solo quello del film di De Palma, ma è l'Hunt spericolato di Tom Cruise: qui impegnato a scalare, a-la-Alex Honnold di Free Solo, a mani nude e senza imbragature di sicurezza, una parete rocciosa del Dead Horse Point.
Una scena che è uno dei simboli di Mission: Impossible 2, nonché quella embrionale dalla quale sono poi nati tutti i folli stunt che Cruise ha voluto eseguire in prima persona nei film successivi, come era già avvenuto in questo caso.

Sarebbe però sbagliato considerare Mission: Impossible 2 unicamente come il prototipo sul quale sono stati poi modellati gli altri episodi. Perché, per quanto qui un po' troppo autocitazionista e ridondante, la personalità registica di John Woo è di gran lunga superiore agli shooter scelti successivamente da Cruise per dirigere i successivi film della serie. E perché ci troviamo di fronte a un film che, per quanto la trama e la questione del virus Chimera e dell'antidoto Bellerofonte possano risultare pretestuosi, assomiglia ancora di più a uno spy-movie che a un mero susseguirsi di scene d'azione.
E se nel "reclutamento" di Thandie Newton da parte di Tom Cruise, e nello scoccare fin troppo immediato dell'amore tra i due, e nella missione lei deve affrontare, si legge chiaramente il riferimento a Notorious, in mezzo a scene elganti e famosissime come quelle dell'inseguimento-corteggiamento in auto, o quella con le due moto nel finale, c'è spazio per quella lunga sequenza ambientata in un ippodromo che Woo costruisce con un uso degli spazi e una sapienza nella costruzione della suspense che sono di matrice chiaramente hitchockiana.

Tra un volo di colombe, una fontana di scintille, una coreografia di lotta e qualche smascheramento di troppo, emergono poi battute curiosamente auto-ironiche riguardanti il continuo sorridere "come un idiota" di Hunt, e una manciata di dialoghi (quelli tra Anthony Hopkins e Cruise sulla missione "difficile" e non "impossibile" e sul sufficiente addestramento di Thandie Newton, e quello tra la Newton e Cruise sulla coscienza e la menzogna, giusto per citarne alcuni) che ci ricordano come alla sceneggiatura di Mission: Impossible 2 non c'era mica uno qualsiasi, ma il Robert Towne di Chinatown.
A tutto questo, aggiungete il pathos romantico garantito dal tocco di Woo, che emerge chiarissimo eppure mai eccessivo nel finale: e dovrebbe essere chiaro ed evidente che non solo Mission: Impossible 2 non è il peggiore film della saga, ma che, a dispetto della tecnologia inevitabilmente datata, ne è ancora oggi uno degli esemplari migliori.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento