Melancholia - la recensione del film di Lars von Trier

20 ottobre 2011
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Un pianeta enorme e affascinante. Incombente e pericoloso, che gioca con la Terra (quindi con gli uomini) come al gatto col topo. Che si nasconde dietro il sole, spunta fuori e affascina irresistibilmente come una seconda luna. E che è destinato a distruggerci.

Melancholia - la recensione del film di Lars von Trier

Melancholia - la recensione del film di Lars von Trier


Un pianeta enorme e affascinante. Incombente e pericoloso, che gioca con la Terra (quindi con gli uomini) come al gatto col topo. Che si nasconde dietro il sole, spunta fuori e affascina irresistibilmente come una seconda luna. E che è destinato a distruggerci.
È questa, per Lars von Trier, la malinconia. Una forza magnetica e affascinante, nella quale ci si perde, che si teme, che si cerca di esorcizzare attraverso un uso impossibile della razionalità. Un'entità sterminatrice, di fronte alla quale, nel precipitare degli eventi, è possibile trovare terrore e pacificazione al tempo stesso.

Come ogni vero artista, il regista danese dipinge e in questo modo esorcizza i suoi demoni personali. Personali e universali, raccontando di quella molle e romantica inclinazione al mal di vivere che ben conosce e che regala possibilità d'ispirazione tanto magnifiche quanto inquietanti. E Melancholia è esattamente quello, è magnifico e inquietante. Eppure, paradossalmente, salvifico e lanciato verso un futuro nuovo e differente, a dispetto della distruzione totale che annuncia nel suo sinfonico prologo.

Mettendo da parte le controversie più esplicite e più triviali del suo cinema, e battendo invece là dove la complessità vera del suo cinema è sempre stata, invisibile ai più, a quanti si fermavano alla provocazione che per lui è sempre stato ironico sberleffo intellettuale, Lars von Trier pare voler segnare l'ennesimo punto a capo di una carriera multiforme e coerentissima, con una maturità e una consapevolezza (anche stilistiche) che stupiscono. E colpiscono diritte al cuore. E allo stomaco.

Un prologo, due capitoli, una narrazione dalla complessissima semplicità. Un coinvolgimento emotivo potente ottenuto tramite elegante freddezza e melodrammaticità congelata, proprio come nel The Tree of Life di Terrence Malick. Un accavallarsi di temi e situazioni che travalicano il sentimento del titolo, se ne nutrono, lo rispecchiano e ci rispecchiano.
Come e ancor più che nel precedente Antichrist, Lars von Trier si regala completamente al suo film e a noi che guardiamo, commoventemente sincero nell'ammissione di sé stesso. Ci si offre nudo e abbandonato, come la Kirsten Dunst suo chiaro alter ego che si offre come in un dipinto romantico ad una tintarella di Melancholia.



Melancholia
Il trailer italiano del fim di Lars von Trier


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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