Megamind, recensione del film d'animazione della DreamWorks

15 dicembre 2010
3.5 di 5

A breve distanza da Cattivissimo me e nel proliferare generale di film dedicati a supereroi, la DreamWorks Animation tenta un nuovo approccio ironico al tema, con qualche idea interessante.

Megamind, recensione del film d'animazione della DreamWorks

Megamind, recensione del film d'animazione della DreamWorks


Sin da piccolo spinto dal destino a sfidarsi con l'antagonista Metroman, Megamind è un supercattivo asociale come esige il suo ruolo, spalleggiato solo dal fedele grottesco servo Minion. La sua vita di eterne sconfitte giunge al termine quando, del tutto inaspettatamente, elimina Metroman. Divenuto padrone di Metro City, l'inappagatezza sentimentale, la solitudine e l'assenza di uno scopo nella sua vita diventano pesi insostenibili: unica soluzione sarà creare dal nulla un eroe ex-novo, ma l'idea causerà una reazione a catena dagli esiti imprevedibili. Megamind della DreamWorks Animation è pubblicizzato come una parodia del filone superoico, mai così in auge ultimamente nel cinema dal vero e anche nell'animazione: proprio per questo viene spontaneo paragonarlo al recente Cattivissimo Me della Universal / Illumination, ma l'accostamento istintivo può trarre in inganno. Lì dove quest'ultimo film lavorava su toni delicati e più fiabeschi, Megamind si muove su un territorio aspro e nevrotico, nel solco di una commedia sofisticata anche più dello stratificato, ma sempre inarrivabile nel suo equilibrio, Gli Incredibili.

Dopo un prologo, Megamind infatti insiste sempre meno sul surrealismo divagante dei comprimari (l'assurdo Minion non ruba mai la scena), per puntare su un umorismo nemmeno poi tanto demenziale, incentrato sui personaggi e le loro problematiche emotive, più memore del filone comico rappresentato dagli attori che in originale prestano la voce ai personaggi: Will Ferrell, Jonah Hill, Tina Fey. Si sente la presenza di Ben Stiller in qualità di executive producer, anche doppiatore in un ruolo minore. In un contesto tecnico-artistico onesto ma che non fa gridare al miracolo, superato per dettaglio ed espressività da case concorrenti come la Pixar, la Blue Sky e la Disney, il film di Tom McGrath, alla prima regia in solitaria dopo aver cofirmato i due Madagascar, dimostra comunque così una sua identità abbastanza nitida. Il rapporto di interdipendenza tra bene e male, l'idea di un destino che ci ingabbia in ruoli forse inadatti al nostro animo, le conseguenze delle frustrazioni personali, le responsabilità derivanti dalle proprie capacità: più questi temi affiorano tra una gag e l'altra, più Megamind muta pelle. E ci si ritrova piacevolmente stupiti nel constatare che la superficie del divertissement nasconde a conti fatti un esponente non originalissimo ma di sicuro intelligente dello stesso genere che sembra prendere in giro.




  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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