Mal de Pierres: recensione del mélo con Marion Cotillard in concorso al Festival di Cannes 2016

15 maggio 2016
2 di 5
15

Una storia inerte e sado-masochista, cui si assiste con un perverso mix di indifferenza e fastidio.

Mal de Pierres: recensione del mélo con Marion Cotillard in concorso al Festival di Cannes 2016

Chissà perché Marion Cotillard, che oltre a essere una bella donna è una brava attrice, si ostina a interpretare in prevalenza il ruolo della lagnosa dagli occhi perennemente lucidi di lacrime, magari (come in questo caso) anche borderline con l'isteria.
Mal de pierres – che vuol dire “mal di pietre”, che poi sono i calcoli – è uno dei film nei quali la francese si propone in questa veste: perchè il vero male di Gabrielle non sono le pietruzze annidate nei suoi reni, ma una carattere un po' instabile (per usare un eufemismo) che la porta come l'eroina di un romanzo vittoriano a sviluppare ossessioni amorose monodirezionali il cui triste esito la getta invariabilmente in depressioni cliniche.

Siccome non siamo nell'Ottocento inglese, ma nella Francia dei primi anni Cinquanta, la famiglia della ragazza, invece che internarla, decide di darla in sposa a un uomo capace di essere solido: e chi più solido di un muratore che verrà fatto diventare un piccolo costruttore? 
Nel film che Nicole Garcia ha tratto da un romanzo pubblicato anni fa dalla sarda Milena Angus, questo matrimonio senza amore si dovrà comunque scontrare con una nuova ossessione del personaggio della Cotillard, conosciuto in un'istituto termale svizzero, un malaticcio ufficiale che ha il profilo aquilino di Louis Garrel. E a questo punto, Gabrielle sarà in grado di dare il peggio (o il meglio?) di sé, diventando talmente vittima dei suoi turbamenti da rischiare tutto. E poi scoprire, a distanza di anni, che era arrivata al punto di deformare la realtà per adeguarla al suo desiderio.

Di fronte a tutto questo, noi che guardiamo assistiamo con un perverso mix di indifferenza e fastidio.
Il mélo di Nicole Garcia è spento, anche nei toni di una fotografia che s'illumina solo dell'azzurro acquoso degli occhi della Cotillard e del mare della Provenza; è emaciato e giallognolo come il tenente recuce dall'Indocina che fa perdere la testa e la ragione alla protagonista; è punitivo e sado-masochista come l'uomo che accetta di sposare Gabrielle, e di tenersela per decenni, pur sapendo che ha di fronte solo una vita di sacrificio e sofferenza.

In tutta onestà, non si prova un briciolo di solidarietà maschile per il personaggio del marito interpretato da Alex Brendemühl, né di stima per la devozione con cui affronta e accetta che il suo sentimento venga e calpestato a ogni piè sospinto. Non si ha compassione, ma irritazione, di fronte al gattamortismo e alle esagerazioni dell'odiosa Gabrielle. Non piace che l'amore, sentimento nobilissimo, forse il più nobile di tutti, sia ridotto a isteria irrazionale da un lato, e a martirio masochista dall'altro.

Né piace che Mal de pierres sia un film nato antiquato, che vorrebbe essere pieno di vita e di passione, ma che appare inerte e impolverato come un soprammobile di porcellana.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento