Machete Kills - la recensione del film

06 novembre 2013
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Il ritorno dell'eroe messicano di poche parole e molte azioni

Machete Kills - la recensione del film

Ci sono a volte personaggi che risultano superiori alle loro incarnazioni cinematografiche: uno di questi a nostro avviso è proprio Machete (Cortez), nato nel 2001 nel primo degli Spy Kids, protagonista del fantastico fake trailer creato da Robert Rodriguez per Grindhouse e infine promosso titolare dopo una serie di partecipazioni minori ai suoi film.

Machete è, ovviamente, Danny Trejo, ex tossicodipendente ragazzino, carcerato e campione di pesi leggeri e welter a San Quintino, che su un ring, nel ruolo dello sparring partner di Eric Roberts, esordisce nel 1985 sullo schermo con A 30 secondi dalla fine. Trejo è un uomo che, partito da meno zero, si è conquistato una seconda possibilità. Non è un attore ma una maschera: statura minuta e corpo muscoloso, tatuaggi pittoreschi, volto scolpito da indio, baffi a manubrio, coda di cavallo. Il cinema lo ha utilizzato, sfuttando queste caratteristiche, in film action ed exploitation finché Robert Rodriguez se n'è innamorato e gli ha offerto il ruolo protagonista in due lungometraggi.

Il regista è un entusiasta e ha sfruttato al meglio in Planet Terror la sua passione per i film di infimo livello, colmi di violenza e sesso, spesso involontariamente ridicoli, “coatti”, in una parola, proiettati in pellicole spesso rovinate nei double bill rivolti a un pubblico per lo più maschile. Machete sembrava, nelle intenzioni del regista e in base al primo film, destinato a diventare lo Jena Plissken del tormentato confine messicano: vendicatore degli oppressi sfruttati dai narcotrafficanti ma anche dalle politiche nordamericane, reietto di poche parole e molte azioni, dotato di una propria morale e di un cuore dietro lo sguardo impenetrabile.

In questa seconda parte delle sue avventure, però, Rodriguez decide di lasciar perdere il pur tenue sottotesto per immergere Machete in un'avventura “a tempo”, che sembra richiamare il film di John Carpenter ma che in realtà prende ben presto una deriva  trash, preannunciata dal trailer di Machete Kills Again... in space. Ecco dunque che rimpingua l'esile struttura del plot replicando gli elementi del genere o a lui propri: invece di Rose McGowan che spara dalla mitragliatrice montata sulla gamba mozzata c'è Sofia Vergara con armi montate sul seno e sull'inguine, si moltiplicano i morti, le torture e le teste volanti (volutamente finte e gommose), le budella dei nemici utilizzate per neutralizzarli, mutilazioni, inseguimenti, donne vittime e carnefici.

A tutto questo, per permettere a diversi amici illustri di apparire sullo schermo – per un tempo spesso estremamente limitato – e per movimentare la scena, Rodriguez aggiunge un killer in grado di cambiare faccia, abbigliamento e sesso, un presidente degli Stati Uniti ricattatore e cialtrone (Charlie Sheen, qui col nome ispanico e il cognome della madre Carlos Estevez) e un industriale folle che ha creato un esercito di cloni e che è più avanti della Nasa nel programma spaziale.

Non si può dire che a Machete Kills manchi qualcosa: il rischio che si corre è semmai quello della saturazione, in assenza di una storia in grado di supportare tutti questi elementi. I fan duri e puri comunque si divertiranno e non resteranno delusi (ne abbiamo avuto prova a Lucca Comics & Games, dove il film è stato accolto con entusiasmo dal giovane pubblico) ma le perplessità salgono. Vedere Machete cavalcare la bomba come Slim Pickens nel Dottor Stranamore ci ha fatto pensare più a Spy Kids che ai veri exploitation a cui il film vuole rendere omaggio. Fa piacere rivedere Mel Gibson con licenza di esagerare e poter apprezzare la bella performance di un bravo caratterista come Jeff Fahey, ma ci resta il sospetto che il personaggio di Machete che vive nel nostro immaginario sia più interessante di quello che Rodriguez ci propone, e che il suo film migliore sia proprio quello che abbiamo in testa, o - meglio ancora - una compilation di trailer che non preludono a nessun lungometraggio.

 



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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