Loving: la recensione del film di Jeff Nichols in concorso al Festival di Cannes 2016

16 maggio 2016
2.5 di 5
6

Amore e impegno civile, ma anche inutile gravitas, per il nuovo lavoro del regista americano.

Loving: la recensione del film di Jeff Nichols in concorso al Festival di Cannes 2016

Sembra quasi che Jeff Nichols abbia deciso, per la seconda volta consecutiva, di giocare la carta Spielberg.
Se Midnight Special guardava esplicitamente a film come E.T. e Incontri ravvicinati del terzo tipo, questa volta l'americano cerca lo spirito d'impegno civile e antirazzista che caratterizza film come Amistad e Il colore viola, scegliendo però la storia vera della coppia mista (lui bianco, lei nera) che col loro avversato matrimonio, nell'America degli anni Sessanta, arrivarono fino alla Corte Suprema e a una storica sentenza cosituzionale.
Ma Loving, che si chiama così per via cognome del protagonista, Richard Loving, conferma anche la tendenza di Nichols a una gravitas spesso ingiustificata che qui fa anche il paio con la retorica e la letteralità suggerita dall'omonimia.

A Nichols, è oramai evidente, piace raccontare storie che tiene sempre compresse, sperando tramite il Primo principio della termodinamica che questa compressione di aumentare il calore e l'intensità del suo racconto. Ma così facendo eleva il peso specifico, fino a rendere le cose un po' indigeste.
Pur seguendo in maniera un po' pedissequa tutte le tappe fondamentali del cinema d'impegno civile, Loving non esce mai dall'espressione pensosa e un po' sofferente che porta in viso, la stessa del protagonista Joel Edgerton, ingrugnito e orso fino all'eccesso, e ostenta sempre la stessa timidezza della signora Loving, che da signorina si chiamava Mildred Jeter: solo che in Mildred era reale, e qui appare un po' costruita.

Ammesso e non concesso che oggi sia ancora il caso di fare film su pur sacrosante battaglie civili che hanno cinquant'anni, senza un reale ponte con quelle analoghe dei nostri giorni, Loving non è di certo un film capace di aggiungere molto a tutto il vasto repertorio che sul grande schermo hanno raccontato il travagliato cammino che in quel periodo, negli USA, hanno portato al superamento della segregazione razziale, senza uno sguardo davvero personale sui fatti, o una capacità di potenza che sia superiore a quella che il Grande Tema porta inevitabilmente con sé.

L'emozione vibra, ovviamente, di fronte alla storica vittoria dei Loving, e le ingiustizie da loro subite vengono ovviamente vissute come tali, e con indignazione: ma a dispetto dalla tonitruante e onnipresente colonna sonora, quello di Nichols è un film con la sordina, appesantito dalla solennità della messa in scena e dal ritmo lento e da parata che impone allo spettatore.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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