Loro 1 Recensione

Titolo originale: Loro 1

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Loro 1: la recensione della prima parte del dittico di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi

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Loro 1: la recensione della prima parte del dittico di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi

Tutto vero, tutto falso, come recita la tagline sul manifesto di Loro 1.
O, per dirla meglio, e con l’esergo del film, “Tutto documentato, tutto arbitrario”, che è una frase di Giorgio Manganelli scritta nell’introduzione del suo “Pinocchio: un libro parallelo.”
Ecco che allora diventa chiaro che quanto raccontato da Paolo Sorrentino in Loro 1 va preso esattamente da quel punto di vista, e non da quello di una ricostruzione più o meno fedele e rabbiosa, sarcastica di una verità (storica, politica o di qualsiasi altro tipo).
Quella di Sorrentino è la messa in scena di un mondo parallelo possibile e probabile, magnifico e immaginifico, dove il Pinocchio bugiardo patologico è il Silvio Berlusconi di Toni Servillo, che spiega al nipote che la verità è solo la convinzione e il tono con cui si fa un’affermazione, che sceglie una dichiarazione da mandare in onda solo al grado di suadente seduttività che essa può avere nei confronti di una massaia che guarda la televisione.
Ma non basta.
Quello che Sorrentino vuole vedere è quello che sta sotto alle bugie, quello che nessuno di noi è stato in grado di capire e conoscere, e del suo Pinocchio, di un Berlusconi espanso, e complicato, vuole raccontare il bambino e l’uomo che si nasconde sotto le sembianze del burattino, della messa in scena, che va a braccetto con essa.
E quel che Sorrentino vuole fare, anche, è separare Berlusconi dal berlusconismo, l’uomo dalla sua ideologia, quella che ha plasmato l’immaginario e il comportamento di questo paese facendo leva sui suoi istinti più bassi e primordiali: quelli che già stavano lì, e che stanno ancora al loro posto.

Quindi, due parti, nella prima parte del dittico Loro.
La prima parte è il berlusconismo più becero e feroce, è una versione cattiva, priva di stupore e in botta di cocaina della Grande bellezza, con lo Scamarcio/Tarantini venuto dal sud che mette assieme una banda di olgettine, comprate con coca e promesse allo scopo di farle arrivare al Presidente ed entrare così nelle sue grazie; con il politico porco e intrallazzatore e servile di Bentivoglio, che è un mix tra Sandro Bondi, Formigoni e chissà chi altri, e che al Presidente vuol fare le scarpe perché alla fine lo sa che gli italiani “fanno la somma inconscia di tutte le cazzate che gli hai raccontato”; con una Roma barocca e cupissima che oramai è “come l’Albania quando stava con le pezze al culo” e che finisce infatti sotto una pioggia di rifiuti quando un camion dell’AMA finisce ai Fori imperiali per colpa di una pantegana.

Ma quando quella pioggia di rifiuti diventa una pioggia di pasticche di ecstasy, e la droga dell’abbraccio prende il posto della coca, e si lascia Roma per sbarcare nella Sardegna di Villa Certosa, ecco che qualcosa cambia.
Se fino ad allora Sorrentino era stato stilizzato e manierista come mai prima, e frammentario, ruvido, aggressivo, episodico, disturbante in maniera epidermica (perché della Grande bellezza non c’è più nemmeno la mollezza, né l’incanto), qui cambiano toni e stile. Se fino ad allora non si erano fatti nomi, ecco che qui è tutto un Silvio, e una Veronica, e c’è il Milan, e il celebre vulcano della villa, e si parla della visita di Putin.
Ma soprattutto, se fino a quel momento di è parlato solo di corruzione (fisica, morale, materiale), qui c’è una cosa sorprendente, al centro del racconto: c’è il sentimento. Magari nascosto sotto la caricatura che fa, e la freddezza del cinismo che racconta, ma nemmeno troppo.

Mentre Scamarcio ritrova la compagna Tamara, Silvio vuole riconquistare la sua Veronica, la Veronica che “legge i libri difficili”, che gli toglie il telefonino, che gli chiede come sia mai stato possibile non aver mai prodotto un programma culturale (“Ma c’erano i quiz di Mike!”), che non è gelosa ma vuole salvaguardare la sua dignità.
E allora, tra la visita di un possibile nuovo numero 10 rossonero e quella del traditore Bentivoglio, tra una chiacchiera col nipotino e un confronto col misterioso e mefistofelico assistente di Dario Cantarelli (“l’uomo che sa le cose”) e una puntatina a Roma per incontrare Noemi Letizia, il Silvio by Servillo e Sorrentino scruta lontano in cerca di qualcosa, lui uomo del fare inchiodato all’inerzia dell’opposizione, e soprattutto usa tutto il suo charme perverso e bambinesco per cercare di riconquistare Veronica: con l’aiuto di Fabio Concato e di “Una domenica bestiale”, e per lo scorno di Apicella.

Per capire bene dove e come Sorrentino vuole andare, toccherà aspettare Loro 2, ma già adesso è evidente che - come già per il Divo Andreotti, che guadava Renato Zero cantare “I migliori anni della nostra vita” in tv, assieme alla sua Livia - al regista non interessa per niente mettere alla berlina un nemico politico, o ritrarlo come un Belzebù.
Verrebbe quasi da pensare che ci sia della vaga simpatia: non certo per l’agire berlusconiano, per le sue azione e le sue devastanti ricadute sulla nostra società, ma per l’uomo. Una certa simpatia e la voglia di comprendere un personaggio ai limiti del patetico, per un megalomane frustrato che ha il complesso nei confronti di Agnelli e della cultura che non ha e reagisce a colpi bassi; forse perfino una malcelata ammirazione per il suo essere genio, seppur del male.

L’unica frase di un comunista condivisa appieno dal Silvio di Sorrentino è di Natalia Ginzburg, e recita: “Non si dovrebbe mai mettere da parte soldi, sentimenti e pensieri. Perché dopo non si usano più.”
Sono soprattutto i sentimenti, che interessano a Sorrentino, e di certo quelli che racconta, e che ha, non li mette da parte.
Se in questo Loro 1 c’è il Sorrentino più acido e nevrotico e grottesco, c’è anche quello più disteso, lineare, e più - sorpresa! - tenero. E di certo c’è anche che, con quel titolo che pare mettere delle distanze, Sorrentino invece racconti di tutti, di noi, di sé; e facendo come fa, umanizzando, smitizzano, cerchi di estirpare antropologicamente dal nostro inconscio il seme del berlusconismo una volta per tutte.

Loro 1
Primo Trailer Ufficiale del Film - HD
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