Lontano lontano: recensione della commedia malinconica di Gianni Di Gregorio su un terzetto di anziani romani visto a Torino

29 novembre 2019
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Un trio di trasteverini alle prese con l'idea di godersi la pensione all'estero, ultime memorabile interpretazione di Ennio Fantastichini.

Lontano lontano: recensione della commedia malinconica di Gianni Di Gregorio su un terzetto di anziani romani visto a Torino

Il cinema di Gianni Di Gregorio è a chilometri zero, ma eterno come l’indolenza delle maschere che racconta, abitanti di una Roma che muovendosi rischiano di “perdere l’equilibrio della propria staticità”. Una poetica dello spazio e tempo affrontata con prudenza omeopatica, in cui le vestigia antiche del proprio quartiere-universo-mondo, Trastevere, sono pronte a ricordare a tutti che è inutile agitarsi troppo: c’è chi ha visto tutto passare e succedere. Questa volta, in Lontano Lontano, prova anche a fargli cambiare vita, a muoverli dal loro mondo, in cui tutti li conoscono, ma poi in fondo a nessuno frega un granché. Sono abitudine, una routine che porta dal bar della colazione a quello dell’aperitivo, passando dal mercato fino al nasone per un sorso d’acqua nelle calde giornate estive. Un’umanità indifferente alle sorte umane e progressive, al massimo tentata dai gratta e vinci, così démodé.

Gianni Di Gregorio questa volta si riserva il ruolo del professore, insegnante di latino e greco in pensione, che passa le giornate in compagnia di Giorgetto (Giorgio Colangeli), di professione... pensionato con la minima. Insieme con Attilio (splendido e compianto Ennio Fantastichini, alla sua ultima interpretazione), robivecchi vulcanico, burbero ma dal cuore d’oro, progettano di valorizzare i pochi soldi di pensione trasferendosi all’estero, in un paese in cui possano aumentare di potere d’acquisto. Si avvaleranno anche della consulenza di un amico di un amico, un irresistibile Roberto Herlitzka, sempre in casa mentre i tre girano tutto il giorno per strada, pronto a consigliarli sul paese ideale in cui andare, tutto considerato.

Il professore annoiato, il popolano che non arriva alla fine del mese, un frichettone che si dichiara cittadino del mondo ma viaggia con i ricordi e la fantasia, con la speranza di tornare sulla strada, magari con quella moto con cui era andato in tempi non sospetti fino in Afghanistan; o almeno così dice. Un terzetto irresistibile, indolente e un po’ cialtrone, ma con la dignità - che in realtà è più supponenza - del romano che non si abbassa a “fare il pulciaro”. Vogliono cambiare vita, ma forse è la vita che li sorprenderà cambiandoli, che rimangano nel quartiere o partano per l’Atlantico.

Lontano Lontano è un film di strada, luogo di convivialità con confini ben precisi, in cui le solitudini dei protagonisti si rifugiano per non rimanere troppo a intristirsi a casa, dove non li aspettano compagne o famiglie numerose. In questo sta la loro unica modernità, sembrano più caratteri usciti da un immaginario a fumetti o dai sodalizi più nobili della commedia italiana, come I soliti ignoti. Maschere indolenti che si lamentano, ma in fondo ce la fanno, mentre intorno a loro arrivano i veri nuovi poveri, e i veri viaggiatori uomini di mondo, i migranti. Un tema affrontato con esemplare minimalismo e sobrietà, pur con l’abilità di concentrare nel rapporto con il giovane Abu, da poco sbarcato dal mare a sud e voglioso di riprendere la strada per raggiungere in Canada il fratello, una sintesi molto più efficace di tanti film italiani didascalici o a tema sull’immigrazione.

Una rivoluzione in nome della grazia, senza eroismi, casuale come una pasta e fagioli. Qui è una scatola a racchiudere un’atto di bontà che sa più di liberazione, di vittoria della propria codardia, della paura di superare la porta d’ingresso a Trastevere, impossibile da varcare in senso contrario, come porta d’uscita, figuriamoci verso l’Atlantico, Lontano Lontano.

Lontano Lontano
Il Trailer Ufficiale del Film - HD


  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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