Le vele scarlatte, recensione del film di Pietro Marcello presentato alla Quinzane a Cannes 2022

18 maggio 2022
3.5 di 5

Il regista di Caserta, volato in Francia per questo suo nuovo film, sembra quasi voler concludere, o iniziare, un percorso che l'ha portato ad una forma narrativa linearissima, chiara e priva di stratificazioni. Una fiaba, quella delle Vele scarlatte, fatta di puro cinema.

Le vele scarlatte, recensione del film di Pietro Marcello presentato alla Quinzane a Cannes 2022

Mi pare, alla luce di questo suo nuovo film, che è andato a fare in Francia, che Pietro Marcello stia portando avanti un discorso, col suo cinema, che è prima di tutto formale, dal punto di vista dell'immagine ma ancora di più del racconto. Un percorso lungo il quale, chissà se e con quanta consapevolezza razionale, dalle esperienze personalmente documentarie del Passaggio della linea e della Bocca del lupo fino all'altrettanto personale finzione di Bella e perduta e Martin Eden, il regista di Caserta è andato progressivamente, passo dopo passo, film dopo film, verso quella che qui, in Le vele scarlatte è una forma narrativa lineare ed essenziale.
Una forma che rimane fedele all'idea del cinema che Marcello ha, un'idea molto materiale, artigianale e al tempo stesso alchemica, ma che ha messo da parte, forse momentaneamente, magmaticità e stratificazioni per farsi più pura, distillata, diretta.

Quella delle Vele scarlatte, in fin dei conti, altro non è che una fiaba.
Una fiaba che parla di un padre tornato dalla Grande Guerra che non trova più una moglie ma trova una figlia non sua. Di una fattoria gestita da una donna forte e indipendente, che a quella bambina ha fatto da madre. Di una ragazza che cresce, amata, seguita, bella, intelligente, piena di risorse, legatissima a quell'uomo e anche a quella donna, da cui ha preso e imparato molto, tanto da non volerli lasciare.
È, al tempo stesso, la fiaba che parla di un padre e una figlia legati da un amore semplice e commovente, e di un'emancipazione femminile e femminista giusta, necessaria, rivendicata con placita fermezza.
Una storia, quella delle Vele scarlatte, che mescola senza incertezze né inutili ambiguità il realismo naturalista con quello magico, parlando, anche, di streghe, magie e profezie.
Come quella per cui la giovane Juliette, protagonista del film con suo padre Raphael, troverà la sua strada con l'arrivo di quelle vele scarlatte che stanno nel titolo.

Rispetto al suo ottimo Martin Eden, questo nuovo film di finzione di Pietro Marcello è ancora più semplice e diretto.
Non c'è stratificazione, non ci sono livelli di lettura, c'è una storia, che è bella, e che viene raccontata in maniera impeccabile. Cinematograficamente, impeccabile.
Marcello azzecca i volti (Raphaël Thierry, il padre, è incredibile; Juliette Jouan, la figlia, una promessa). Azzecca i modi, i tempi. Azzecca, con Maurizio Braucci, una scrittura essenziale, che non si perde in dettagli inutili, o in parole superflue, risolvendo situazioni e rilanciando le vicende usando con intelligenza e misura ellissi, salti temporali, riferimenti incrociati.
Azzecca, come ha sempre fatto, e qui con la collaborazione fondamentale del DOP Marco Graziaplena, una superficie formale impeccabile e affascinante, fatta di grana di pellicola e luci da pittura ottocentesca, con uno schermo che si fa tela, e figure e luoghi che si fanno pittura.
Materia, appunto. Materia cinematografica.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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