Le Invisibili Recensione

Titolo originale: Les invisibles

4

Le invisibili: recensione della commedia sociale di Louis-Julien Petit, sorpresa della stagione in Francia

- Google+
Le invisibili: recensione della commedia sociale di Louis-Julien Petit, sorpresa della stagione in Francia

Il cinema francese continua la sua lunga e feconda tradizione di racconto del sociale, al di là del documentario, contribuendo non poco a rendere sempre più sfumata la definizione di cinema del reale. È tratto da un libro, frutto del lavoro lungo molti mesi, ma è un lavoro di finzione, Le invisibili; non che questo diminuisca la sua portata esemplare, il suo realistico ritratto della vita quotidiana di due tipi di donne: quelle senza fissa dimora che frequentano le casa d’accoglienza diurne e le operatrici del sociale che con difficoltà e paghe misere cercano di aiutarle. È molto accurato il lavoro di preparazione di Louis-Julien Petit, che dopo decine di film come aiuto regista, spesso action movie come quelli di Besson, si sta costruendo una carriera come autore attento al sociale, alla vita quotidiana di persone normali.

Persone che spesso hanno un passato alle spalle duro, ne Le invisibili, che raramente vogliono raccontare e nascondono attraverso uno pseudonimo per tutelare la propria privacy. Sono Chantal, Lady Di, Cicciolina, Brigitte Macron, e sono le protagoniste del film: non attrici ma donne che hanno vissuto effettivamente senza dimora, con la sfida ogni notte di trovare un tetto per non dormire per strada. Sono state selezionate dopo molti colloqui, più che provini, nel corso di mesi in cui Petit è andato alla scoperta di questi centri. Insieme a loro, rispettando la saggia regola del buon cinema realista, alcuni professionisti, per lo più nei panni delle operatrici sociali. Attrici convincenti come Audrey Lamy, Corinne MasieroDéborah LukumuenaNoémie Lvovsky. È proprio l’amalgama riuscito fra attori e testimoni di quella realtà a sorprendere, in un film dalla struttura lineare se non scolastica, capace di colpire e commuovere quando si aprono spiragli di verità e della biografia di queste donne piene di problemi, ma coraggiose. Presto la loro normalità prende allo stomaco e angoscia lo spettatore, sempre più consapevole come il confine fra una vita “normale” e una in strada sia spesso esile quanto un dramma familiare o un licenziamento. 

Le invisibili effettivamente ha il pregio di porre l’attenzione, di dare un nome (seppur finto) e una storia a tanti volti anonimi che vediamo per strada, o dei quali notiamo solo delle tracce, uno scatolone o una coperta sporca, nel corso delle nostre giornate in città. Rimane la storia di rivalsa di una varia umanità che si arrangia, per una volta coesa, che rimanda alla commedia sociale britannica fra Loach e Full Monty. Come questi ultimi referenti, identifica un nemico da fronteggiare, in quel caso lo stato sociale ridimensionato da governi thatcheriani o post, in questo caso… uno stato sociale in via di ridimensionamento, anche per l’ottusità di una burocrazia che non alza mai gli occhi da fogli, schermate e cifre per guardare in faccia gli esseri umani. Proprio questo è il tonico e commovente ingrediente de Le invisibili, una schiera di disobbedienti piene di umanità e della convinzione di fare la cosa giusta. Non è poco.

Le Invisibili
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
3996


Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
Lascia un Commento