Le donne e il desiderio Recensione

Titolo originale: Zjednoczone stany milosci

37

Le donne e il desiderio - la recensione del film polacco al femminile

-
Le donne e il desiderio - la recensione del film polacco al femminile

Siamo nel 1990, in Polonia. Inizia l’era di Solidarnosc, il muro di Berlino è stato abbattuto e un vento di inattesa speranza e libertà spazza l’Europa, soprattutto quella dell’Est. Sembra che sia arrivato finalmente il tempo per molte persone, specialmente donne, di scrollarsi di dosso le rigide norme del collettivo per riscoprire il diritto alla felicità individuale senza sentirsi in colpa. È in questa atmosfera che la vita di quattro donne, due delle quali sorelle, si incrocia attorno ai loro desideri inappagati.

Non c’è da stupirsi che il bel film di Tomasz Wasilewski, il cui titolo originale e internazionale è Stati uniti d’amore (ma per una volta preferiamo quello italiano), abbia vinto l’Orso d’argento per la miglior sceneggiatura al festival di Berlino del 2016. La sua costruzione a incastro è in effetti geniale al punto da disvelarsi solo alla fine, lasciando lo spettatore intento a ricostruire a posteriore gli intrecci che legano le protagoniste (attenti a non distrarsi, durante la visione). Dopo una scena collettiva di introduzione, infatti, come succede nella vita, le singole storie avvengono in contemporanea a partire da un nucleo centrale. Il regista punta lo sguardo sulla coscienza femminile (forse per questo qualcuno ha azzardato paragoni a parer nostro un po' azzardati con Kieslowski), servendosi della dinamica cruda del desiderio per metterla a fuoco.

Le donne e il desiderio è un film di volti e di corpi, maschili e femminili, sia giovani e belli che devastati dall’età, di, amplessi selvaggi che nascondono in realtà altri desideri, altre aspirazioni, volontà di possesso e trasgressione. Una storia in cui si intrecciano la religiosità di un popolo con la sua voglia di rompere ogni tabù, dove gli attori dei film porno sono gente comune e non plastici acrobati del sesso, e dove l’insoddisfazione femminile segue modelli occidentali, dall’aerobica al sogno di diventare modella. E dove gli uomini usano questi corpi, li maltrattano o non li comprendono. L’impossibile oggetto del desiderio di una madre di famiglia è così un giovane sacerdote, la sorella di lei è da tempo l’amante di un medico, padre di un’alunna della scuola in cui è preside. C’è poi un’altra anziana insegnante che vive in un appartamento trasformato in giungla tropicale, che è innamorata della sua dirimpettaia, una ragazza che sogna di fare carriera con la sua bellezza.

Storie che si intrecciano, dicevamo, a partire dal funerale di una quinta donna, dove la vicinanza della morte mette in moto nelle sopravvissute un meccanismo di forte erotismo. L’ambientazione storica non è casuale e la storia di donne diventa specchio della Storia. Col venir meno delle “certezze” ideologiche la crisi investe alle fondamenta una società abituata alla repressione ma non all’espressione: le famiglie diventano soffocanti prigioni e la libertà agognata spesso si riduce ad un cieco annaspare in cerca di un’illusoria felicità che fa sprofondare in un mare di disperazione. Anche i delitti si compiono in silenzio, si sparisce senza colpa e senza rumore, così come si entra non visti nelle case altrui per lavare con pietà quasi cristiana il corpo violato, candido e inerte, dell’amata.

Ci sono immagini che non si scordano in Le donne e il desiderio, evidenziate dalla fotografia desaturata del grande operatore romeno Oleg Mutu, che ci dà l’impressione di sfogliare un vecchio album di cartoline colorate a mano in modo innaturale, ricavandone l’odore e il sapore di un’epoca senza gioia. Non si tratta certo di una visione consolatoria o allegra, ma grazie soprattutto alle splendide interpreti che si mettono a nudo nel corpo e nell’anima, incatenate sapientemente nella storia scritta per loro da Wasilewski, possiamo riprendere contatto con un cinema che ci chiede uno sforzo di riflessione e non si accontenta della nostra passiva visione.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Lascia un Commento