Lawless - la recensione del film di John Hillcoat

19 maggio 2012
2.5 di 5

Lawless guarda alla grande tradizione del western e del gangster movie, e vi innesta sopra una saga familiare che più tradizionale non si potrebbe: tre fratelli dal carattere diverso dediti alla distillazione clandestina negli anni del Proibizionismo, in lotta con un poliziotto corrotto e proto-nazista che vuole mettere in piedi un rac...

Lawless - la recensione del film di John Hillcoat

Lawless guarda alla grande tradizione del western e del gangster movie, e vi innesta sopra una saga familiare che più tradizionale non si potrebbe: tre fratelli dal carattere diverso dediti alla distillazione clandestina negli anni del Proibizionismo, in lotta con un poliziotto corrotto e proto-nazista che vuole mettere in piedi un racket.
Sangue, quindi. Il sangue dei legami, il sangue che scorre copioso nelle molte scene violente. Ma un sangue un po’ anemico, e che è mai arricchito dal meticciato che dovrebbe essere proprio, appunto, di una storia di confine.

Difficile trovare difetti oggettivi davvero segnanti a Lawless: alla regia di Hillcoat, alle interpretazioni di un cast azzeccato nei volti e nei modi, alle atmosfere generali. Ma Lawless, nella sua gradevole onestà, non supera mai il livello di compitino ben eseguito. Alla saga dei fratelli Bondurant manca quasi del tutto quella visceralità sanguigna che aveva contraddistinto The Proposition, il western australiano con il quale il regista si era fatto notare in tutto il mondo. E manca anche della rarefazione e dei legami emozionali del successivo The Road.

Appare quasi che l’anello debole della catena sia la sceneggiatura firmata da Nick Cave, grande amico del regista, incapace di scartare dalla pro grammaticità di un arco narrativo che non sorprende mai, nonostante i tentativi di venare di ironia il personaggio del massiccio Tom Hardy, il maggiore del fratelli, burbero, monosillabico, placidamente ma inesorabilmente minaccioso. Sulla sua leggendaria invulnerabilità Lawless tenta di giocare la carta del sorriso, ma se qualche successo c’è, appare scontato anche quello.

Ma la verità è che a Lawless manca il cuore, il calore.
Manca il sangue. E la responsabilità di una messa in scena un po’ sbiadita come la sua fotografia è tutta di John Hillcoat, che ha cercato lo spirito più southern e gangsteristico di Walter Hill ma l’ha mancato di diverse spanne.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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