Lasciami per sempre Recensione

Titolo originale: Lasciami per sempre

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Lasciami per sempre - la recensione della commedia corale di Simona Izzo

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Lasciami per sempre - la recensione della commedia corale di Simona Izzo

Viola, una creatrice di profumi divorziata che ha ritrovato la felicità accanto a un sensibile musicista, decide di organizzare una grande festa per i 20 anni del figlio Lorenzo. Per l’occasione invita nella villa di famiglia le due sorelle, il padre reduce da un tentativo di suicidio, due ex mariti e parenti assortiti della loro famiglia allargata. Ma quando il suo ex si presenta davvero, le dinamiche in gioco si complicano e tornano a galla vecchi rancori, gelosie e ripicche, mentre un colpo di scena sconvolge le vite di Lorenzo e del padre.

Che piaccia o meno, quella di Simona Izzo è una delle poche voci autoriali – e delle pochissime femminili - immediatamente riconoscibili nel cinema italiano. Da prendere o lasciare, con tutti gli eccessi e il coraggio (la sfacciataggine, pure) di una personalità generosa ed esuberante, che a tratti le prende un po’ la mano. La prima sensazione, di fronte a un film come Lasciami per sempre, è sentirsi travolti e frastornati dalla marea di tematiche, personaggi, colori e rumori di cui è infarcito. Riflettendoci poi, ci si rende conto che questa è proprio la cifra stilistica del film e della vita dell’autrice, che pur cofirmando la sceneggiatura con Matteo Bondioli e Roberta Colombo, se ne appropria completamente, cambiandola in corso d’opera e costringendo i suoi collaboratori a starle dietro e gli attori a improvvisare. Questo stare nel momento e preferire la realtà in divenire alla scrittura, come nella vita, è insieme il pregio e il difetto principale del film.

La famiglia allargata di Simona Izzo, infatti, oltre ad elevare al quadrato il concetto di disfunzionalità, contiene ogni tipo di situazione: due sorelle divorziate ma ancora legate agli ex per via dei figli e una lesbica la cui compagna vuole un figlio che lei, un po’ in stile Il grande freddo, chiede all’amico fraterno e compagno di infanzia di darle. Sono tre donne borghesi, figlie di un industriale delle lapidi funerarie in crisi nel lavoro e nella vita: Viola vive con un musicista in crisi creativa, che a sua volta ha un figlio in Canada, nato da una relazione occasionale e arrivato alla festa col suo carico di rancori e stranezze; Aida è l’intellettuale e cuoca sopraffina e Carmen una bipolare in lotta con l’ex marito ginecologo - che ha ora una dispotica compagna di colore ma rimpiange la famiglia acquisita - e con la figlia adolescente e fricchettona post-litteram. Gli uomini sono quasi tutti immaturi, confusi e incapaci di tagliare il cordone ombelicale con un nucleo famigliare così bizzarro e vitale.

È un gruppo di famiglia in un interno borghese, che invita a riflettere su quanto sia impossibile a volte dire addio alle persone che ci sono state più vicine, per nascita o per acquisizione, e su come questo nucleo di affetti sia una zona franca dove tutto o quasi è concesso, nel bene e nel male. Siamo lontani dai classici cattivi sull’argomento firmati da grandi registi come Mario Monicelli, ma del caos che sembra essere diventata la vita di oggi con ex mariti, figli e figliastri, Lasciami per sempre è la perfetta descrizione in stile Izzo ed è un film con una sua peculiare, bizzarra musicalità - anche nelle note stonate - che richiede uno spettatore sintonizzato sulle frequenze alte volute dall’autrice.

A fare da contraltare agli altri attori, ai quali è richiesto più che a loro di andare sopra le righe, sono i padroni di casa, la dolce Viola di Barbora Bobulova e il compagno Nikos, interpretato con sussurrata sensibilità  da Max Gazzé, che in questo caravanserraglio di sfoghi rabbiosi, incredibili coincidenze e ordinarie infelicità, sembrano rappresentare la visione migliore e più matura della difficile vita di coppia. Non è un caso se proprio a Gazzé è riservato uno dei momenti migliori del film, quando lui e il suocero (Mariano Rigillo), all’interno di una silenziosa stanza in penombra, condividono un gesto affettuoso e quasi femminile, mentre riprendono fiato e si sottraggono per un po' all’estenuante furore della vita.

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