La truffa del secolo Recensione

Titolo originale: Carbone

6

La truffa del secolo - la recensione del polar di Olivier Marchal

- Google+
La truffa del secolo - la recensione del polar di Olivier Marchal

Come è ormai consuetudine, a fine stagione le distribuzioni italiane svuotano i magazzini, danno aria ai locali e riscoprono pellicole rimaste a giacere a volte (non è questo il caso) anche per anni, impossibilitate a uscire prima dal predominio dei blockbuster. E' così che, su 10 film che escono a settimana, se 8 sono trascurabili quando non da buttare (tra questi anche le immancabili opere prime italiane no budget), un paio possono riservare sorprese o provenire da registi di conclamato valore. Arriva ad esempio in sala a fine giugno col titolo generico e fuorviante La truffa del secolo, che fa pensare più a una commedia action americana che a un polar, Carbone (Carbonio), film del 2017 diretto da un maestro del genere come Olivier Marchal.

Esce 7 anni dopo la sua ultima regia cinematografica (nel mezzo c'è stato il lavoro come attore e le serie tv Branquo e Flics), Gang Story, sulla banda criminale dei Lionesi, attivi in Francia negli anni Settanta, questo film che si ispira ad un'altra storia vera, la frode miliardaria sulle tasse per le emissioni di CO2 allo stato francese e ad altri paesi europei, messa in atto tra il 2008 e il 2009 da cinque personaggi, tutti condannati al carcere. La versione cinematografica li racconta con qualche licenza, immergendo la vicenda in una ragnatela di conflitti e ricatti famigliari che ne costituisce la parte più interessante. Come ci hanno mostrato i film precedenti di questo ex poliziotto che ne ha viste di tutti i colori e a cui il cinema ha a suo dire salvato la vita, ma che dalle sue esperienze ha ereditato una visione esistenziale cinica e nichilista che è la sua cifra autoriale più autentica e interessante, il mondo del crimine è trasversale e indipendente dall'appartenenza etnica e dalla provenienza sociale.

Nei suoi film abbiamo visto criminali francesi, ebrei, arabi, rom, che si assomigliano più o meno un po' tutti. I rapinatori, gli assassini, i poliziotti violenti, alcolizzati o corrotti che Marchal conosce tanto bene sono sempre segnati da traumi e mossi dal desiderio di rivalsa su una società che li ha marchiati come diversi, aderiscono a un illusorio codice d'onore che qualche infame (sempre il più insospettsbile) finirà per tradire, vengono pugnalati alla schiena da amici e famigliari, vivono una vita ricca di chimere ma destinata a una fine ingloriosa e violenta. Carbone non è all'altezza dei migliori lavori del regista, che non l'ha scritto e avrebbe solo dovuto interpretarlo, ma mostra comunque delle feroci zampate d'autore e alcuni di quei momenti di forte tensione a cui ci ha abituato chi ha firmato film come 36 Quai des Orfèvres, Gangsters e L'ultima missione.

Il protagonista della storia, Antoine Roca, sta per perdere l'impresa di trasporti di famiglia. E' imparentato con una ricchissima famiglia ebrea e disprezzato senza mezzi termini dal suocero autoritario e dalla moglia. Per dimostrare di cosa è capace coglie al volo l'idea che gli suggerisce il suo amico e commercialista quando gli parla delle strane regole dell'IVA per le aziende sull'emissione dell'ossido di carbonio e imbastisce una frode con l'aiuto di due balordi e della loro madre. Dal momento che l'influente suocero gli ha fatto terra bruciata tra tutta la gente che potrebbe prestargli il milione di franchi necessario per allestire il suo piano, si rivolge a un feroce boss della droga arabo, che vuole una fetta della torta.

A Marchal poco importa delle complesse dinamiche della frode, che risolve in poche scene, preferendo come al solito concentrarsi sui personaggi. Roca non è un criminale di professione o per vocazione, ma lo diventa per rabbia, per dimostrare di non essere un fallito e far vedere all'odiato e odioso suocero che gli cita Napoleone e vuole la custodia del nipote di essere in grado di far meglio di lui. Ma la sua irresistibile ascesa può avere solo un crollo veloce e verticale.

Nell'insieme, La truffa del secolo poco aggiunge alla filmografia di Marchal ma resta comunque un buon film, arricchito da un'interpretazione strepitosa, nel ruolo del suocero, di Gérard Depardieu, che col regista dà sempre il meglio di sé. Il protagonista Benoit Magimel ci ha convinto di più altrove: gli manca la potenza e l'intensità espressiva di un Gerard Lanvin o di un Daniel Auteuil per essere all'altezza del suo antagonista, anche se la sua debolezza potrebbe essere ascrivibile al ruolo. Particolarmente riusciti il finale a sorpresa e le atmosfere, che ci riportano al cinema di genere degli anni Settanta e un vero peccato dover vedere doppiato un film francese fino al midollo.

La truffa del secolo
Il Trailer Ufficiale Italiano del Film - HD
1744


Lascia un Commento