La sorgente dell'amore - recensione del film di Radu Mihaileanu

05 marzo 2012
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Se il suo ultimo film, Il concerto, era una favola non dichiarata, questa volta Radu Mihaileanu mette le carte in tavola da subito. Con una didascalia che dichiara esplicitamente la natura favolistica della sua storia


Se il suo ultimo film, Il concerto, era una favola non dichiarata, questa volta Radu Mihaileanu mette le carte in tavola da subito. Con una didascalia che dichiara esplicitamente la natura favolistica della sua storia, a gusto del regista ulteriormente enfatizzata dal fatto di ambientare i fatti "in un villaggio che potrebbe trovarsi in un luogo qualunque del Maghreb o della Penisola Arabica".

Qualche indizio sullo sguardo un po' facilone e sfocato che La sorgente dell'amore presenta sul mondo arabo e sull'Islam arriva proprio da questa confusione geografica del regista, che negando differenze che non si può presumere non conosca, dimostra come il suo film affronti uno stereotipo in modo piuttosto monolitico.

Benché più che condivisibile nella sua essenzialità di base, la storia di La sorgente dell'amore non è sufficientemente supportata da una struttura, che è debole, prevedibile e che tradisce qualche furberia.
Chi infatti non solidarizzerebbe con le donne del film, donne che abitano un villaggio (evidentemente magrebino) ancora senza luce e senz'acqua, e che stanche di dover farsi carico dei lavori più pesanti a costo di fatiche e persino aborti, scelgono di mettersi contro i loro uomini fannulloni utilizzando l'unica arma a loro diposizione, ovvero attuando uno sciopero del sesso?

Ma Mihaileanu, che si tiene ben lontano dalle leggerezze di Train de vie e vorrebbe fare di questo film un'operetta morale, declina la vicenda in modi più facili e retorici possibili. E allora ecco le incertezze e le timidezze prima di scioperare, gli scontri programmatici tra uomini e donne, l'insorgere di violenze, lo scoppio delle crisi, il rifugio nell'integralismo, i tentativi di reazione. Fino ad un finale facilmente prevedibile.
A tutto questo poi, il regista associa una serie di sottotrame, sempre legate al grande tema della condizione femminile, che sembrano trarre ispirazione da quelle soap opera messicane che le protagoniste del suo film a tratti citano.

Non sono il ritmo, il colore o i temi, a mancare a La sorgente dell'amore. È uno sguardo che fosse realmente curioso, critico, pronto ad abbracciare la problematicità anche mantenendo toni lievi. Uno sguardo che fosse meno ovvio e folkloristico di quello di Mihaileanu, che assortisce una sorta di spettacolo ad "effetto garantito" per i suoi spettatori, come le donne del villaggio che racconta si esibiscono in sempre appetibili balli e canti tradizionali quando gruppi di turisti capitano da quelle parti.

La sorgente dell'amore
Il trailer italiano del film di Radu Mihaileanu


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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