La Promessa dell'Alba Recensione

Titolo originale: La promesse de l'aube

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La promessa dell'alba: recensione dell'adattamento da Romain Gary con Pierre Niney e Charlotte Gainsbourg

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La promessa dell'alba: recensione dell'adattamento da Romain Gary con Pierre Niney e Charlotte Gainsbourg

Il cappello è un accessorio ormai quasi dimenticato, ma che nel XX secolo era ancora cruciale nell’identificare stile e classe sociale. Il viaggio attraverso il secolo del protagonista de La promessa dell’alba è anche un viaggio scandito da tanti cappelli diversi che caratterizzano età e situazione economica o sociale. Dall’infanzia povera nella gelida Polonia, con un copricapo meramente funzionale alla sopravvivenza evitando di congelare, alla divisa militare, prima dell’esercito francese durante i primi mesi della Seconda guerra mondiale, poi in quelli dell’esercito libero di De Gaulle negli ultimi mesi, passando per un Borsalino da intellettuale di città, mentre Romain Kacew diventava Romain Gary, cercando di imporsi come scrittore alla moda.

Un viaggio avventuroso tratto dall’omonimo libro autobiografico, che arriva dopo un primo adattamento del 1970 diretto da Jules Dassin. Un percorso pieno di ostacoli, drammatiche svolte, ma anche inattesa ironia, alla ricerca di un’identità, partendo dalle radici più apolidi possibili, quelle ebraiche. Antisemitismo, confini che cambiavano nello spazio di un mattino, La promessa dell’alba è l’avventura di un’epoca tragica in cui tutto si muoveva, niente era fermo, men che meno Romain Gary con le sue ambizioni e il suo rapporto morboso con l’onnipresente madre e il suo mito della Francia. 

Parlavano in francese,  crescendo in una Polonia che sarebbe presto diventata Lituania, sognando una vita ben diversa, cavalcando il talento del piccolo Romain. Si trasferirono poi a Nizza, nel sud della Francia, da cui partì poi il giovane talentuoso per Parigi, andando alla ricerca di una carriera come giornalista e scrittore, presto diventata una divisa da aviatore, continuando a scrivere più per realizzare le ambizioni materne che per altro. L’identità è, come detto, al centro dell’interesse del regista Eric Barbier, insieme alla relazione fra Romain e una madre, Mina, ingombrante e pronta ad alzare la voce per sostenere il figlio, ma anche vera artefice della sua successiva carriera di scrittore, dopo averlo spronato in ogni modo e in ogni età, con il suo carattere eccentrico e la lingua sempre in azione.

La promessa dell'alba è anche un viaggio fra verità e menzogna: Romain rimane prigioniero delle volontà della madre e delle prime piccole bugie che le racconta, rendendosi conto del suo talento a raccontare storie proprio mentendo per far felice l’ingombrante babushka. Il predestinato, l’eletto, quasi un’incarnazione messianica; così viene cresciuto questo ragazzo dalla vita straordinaria, filtrata attraverso tanti colori diversi: dal bianco gelido dell’inverno polacco al giallo acceso del sole della Costa azzurra, passando per lo scuro cielo notturno delle missioni come aviere.

L’onore, le donne e la Francia, sono queste le tre cose per cui Romain si deve battere, secondo le parole della madre, ma soprattutto è per lei, per vederla finalmente contenta che diventa un uomo straordinario, nella sua vita e nelle sue opere, fra le più apprezzate della letteratura francese del XX secolo. Epico e avventuroso, trascinante e molto più divertente di quanto si possa immaginare, La promessa dell’alba si regge sulle ottime performance di Pierre Niney e Charlotte Gainsbourg, con irresistibile accento polacco, regalando molti spunti di analisi su quanto scorre sullo sfondo, ma soprattutto sull’amore e la voglia di rivalsa di chi nasce dalla parte sbagliata della storia.

La Promessa dell'Alba
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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