La papessa - recensione del film di Sönke Wortmann

03 giugno 2010
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Coproduzione e cast internazionale per il film di Sönke Wortmann che racconta di Giovanna, la donna che secondo una leggenda per secoli analizzata avrebbe nel IX secolo regnato come Papa spacciandosi per un uomo.

La papessa - recensione del film di Sönke Wortmann

La papessa - la recensione


La vicenda del film poggia le sue basi in una leggenda popolare, secondo la quale una donna di origini inglesi avrebbe regnato sulla Chiesa sotto mentite spoglie maschili dall'853 all'855. Il suo pontificato, collocato tra quello di Leone IV e Benedetto III, sarebbe poi stato cancellato da quest'ultimo, dopo lo scandalo che seguì all'aborto della Papessa proprio durante la processione pasquale. Il nome di Giovanni VIII che il "monaco" Johannes Anglicus si sarebbe dato sparì dalle cronache, che avrebbero spostato la morte di Leone IV di due anni in avanti.
Lasciamo ai lettori il piacere di approfondire la curiosa leggenda, che il regista Sönke Wortmann (Il miracolo di Berna) ha portato sullo schermo con una produzione internazionale, affidando il ruolo del titolo a Johanna Wokalek (La banda Baader-Meinhof), che ha rimpiazzato l'originariamente indicata Franka Potente.
Tecnicamente il film è un biopic romanzato alla stregua di molte fiction, partendo dagli anni dell'infanzia di Giovanna, passando per il suo periodo monacale e approdando a Roma. Originale nella premessa narrativa semireale (anche se la storia era stata portata già al cinema nel 1972 da Michael Anderson con Liv Ullman), ma abbastanza prevedibile nel suo allestimento stilistico e produttivo. La papessa funziona bene quando ci permette di venire a conoscenza di dinamiche storiche e sociali, con relativo corollario di convenzioni, con l'immediatezza didattica e divulgativa che di sicuro è un punto a favore di questo genere di progetti. L'epoca narrata non è molto frequentata, e se si esclude qualche licenza minore (il personaggio di John Goodman, Papa Sergius, fonde le figure di Sergio II e appunto Leone IV), la visione risulta comunque gradevole per chi mantenga un minimo di curiosità verso la storia. Dove La papessa convince meno, come si diceva, è nell'esposizione: l'interessante femminismo mistico di fondo, più che mai discusso dopo Il Codice da Vinci e relativi epigoni, si restringe in un racconto schematico. Pur ammettendo che una leggenda debba presentare caratteri romanzeschi, il climax iper-retorico pesa, e l'uso del cast internazionale (il padre-padrone Iain Glen, David Wenham nel ruolo dell'amante di Giovanna) distrae, specialmente quando dovremmo accettare un fin troppo yankee John Goodman come Papa. Animato da buone intenzioni e da un investimento convinto, La papessa li offre allo spettatore disposto a chiudere un occhio sui suoi, forse inevitabili, compromessi.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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