La notte del giudizio - recensione dell'horror con Ethan Hawke

30 luglio 2013
3.5 di 5
2

Un thriller originale da James DeMonaco

La notte del giudizio - recensione dell'horror con Ethan Hawke

Nell'America del 2022 James Sandin (Ethan Hawke) è un uomo realizzato: vende sistemi d'allarme, un business molto lucrativo da quando esiste lo Sfogo. Istituito da fantomatici "Nuovi Padri Fondatori", consiste in dodici ore all'anno in cui ogni tipo di reato è depenalizzato. A quanto sembra, da quando esiste, l'economia e l'equilibrio del Paese sono migliorati, a trascurabile scapito degli umili che non possono difendersi. James è pronto a barricarsi in casa come ogni anno, in compagnia della figlia adolescente Zoey, di suo figlio Charlie e di sua moglie Mary (Lena Headey). Ma questa volta non tutto filerà liscio...

La notte del giudizio è una discreta sorpresa. Con una fede nella fantascienza non troppo futuristica ma più improntata a una trasfigurazione simbolica dell'oggi, lo sceneggiatore e regista James DeMonaco rappresenta la violenza in modo molto concreto e disturbante, senza nascondersi dietro la desensibilizzazione un po' surreale di Hollywood.
Il risultato l'ottiene con intelligenza, facendosi forte di una caratteristica del soggetto e del suo stesso implicito messaggio: se le leggi che regolano la convivenza smettono di valere, la paura per l'altro è il minore dei problemi, perché lo stesso equilibrio emotivo interiore viene messo a repentaglio, confondendo persino le dinamiche alla base dei rapporti famigliari che si danno per scontati.
A quel punto il thrilling di La notte del giudizio è davvero assicurato, perché lo spettatore non sa davvero come si possa evolvere la vicenda, visto che il suo tramite, i personaggi, sono costretti ad avere paura anche di se stessi, sradicati dai loro contesti d'equilibrio più o meno precario.

I difetti perdonabili del film sono dovuti più che altro ad alcune ingenuità di cui la messa in scena e l'idea centrale potevano fare a meno. Preoccupato dal fornire al pubblico tutti i dati necessari, DeMonaco si è lasciato andare a un numero forse eccessivo di spiegazioni ridondanti, spesso trasmesse da radio e tv. L'evocativa idea di una famiglia messa alle strette viene poi incrinata dalla caratterizzazione molto banale di un gruppo di assassini gigioni che bussano alla porta, a metà strada tra i maniaci di The Strangers e i ragazzi perversi del Funny Games di Haneke.

Notevole ad ogni modo che il film non perda troppi colpi per questi inciampi, riuscendo comunque a spingerci in un viaggio sgradevole all'interno dei nostri istinti di sopravvivenza, ricordandoci quanto il nostro destino individuale, nella buona e nella cattiva sorte, sia legato al difficile ma irrinunciabile percorso dell'intera società civile.




 



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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