La mia vita è uno zoo - la recensione del film di Cameron Crowe

06 giugno 2012
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E' commedia di fuga e risalita La mia vita è uno zoo, con attese e momenti comici, attese e momenti dolorosi.




Ha i suoi momenti. Potevano essere di più, e inizialmente mi sono anche irrigidita perché non vedevo Cameron Crowe in mezzo a tutti quegli animali, ma poi, quando le anime in pena si sono sgranchite, l'ho ritrovato (dietro la tigre, l’orso e il serpente).
Era lì ad aspettare il regista di Almost Famous, chissà perché dopo un documentario sui Pearl Jam ha deciso di dirigere una storia non sua, autobiografica avventura di un altro (l’inglese Benjamin Mee) che ha comprato uno zoo per cambiarsi la vita (descrivendo tutto nel libro We Bought a Zoo). Ma forse la vera ragione di Cameron era di correre il rischio.
E’ commedia di fuga e risalita La mia vita è uno zoo, con attese e momenti comici, attese e momenti dolorosi. Gli animali che abitano i 7 ettari di terreno fuori Los Angeles (non ce ne vogliano) sono solo un incoraggiamento per il vero cuore del film, quello di Matt Damon. Un cuore di papà stranito da una perdita grande e ostinato a mettere tutte le proprie energie in una cosa assurda. Perché no? Dirà.
Se una parte con cui avevi pensato il futuro ti lascia, tanto vale ripensare daccapo tutto.

Non c'è qui l'anima ingenua e determinata "rapita dalle rock star" (ma compare il suo attore cresciuto, Patrick Fugit) né una dolcemente perdente (il Drew di Elizabethtown), bensì una, altrettanto importante e fragile, che vuole scacciare l’immobilismo del dolore. Parte da qui, con i suoi due figli, Benjamin Mee, e approda ad uno zoo che va spolverato bene per far uscire il sole.
Se una parabola disneyana, elaborazione veloce di pathos e sorrisi, ci fa dubitare di Crowe, negli attimi di sospensione e quasi vuoto lo ritroviamo. Capace di non crogiolarsi nell’infelicità ma di trasmettere con intensità i desideri (non più concreti) di Damon. Poi c’è la musica, il traino, il cuscino, la sicurezza di questo regista e del film. L’islandese Jònsi ha pensato ai suoni, determinante variabile affettiva che trasmette ottimismo. Non è passione rock, ribelle e scapigliata ma può contagiare. A supporto la grazia di Elle Fanning, la sensualità coperta di Scarlett Johansson e il buffo, non retorico Thomas Haden Church.

Ce lo aspettavamo più libero e abbandonato (anche se lo zoo va tenuto sotto controllo), più sproporzionato, come sono gli impeti e i rischi che deve affrontare il protagonista, ma Cameron Crowe si vede sempre dietro le persone: sensibile, ironico e spontaneo. Sempre contento dietro la scritta luminosa sulla finestra "Welcome brave new owners".



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