La guerra di domani: la recensione

01 luglio 2021
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Uno spettacolare action di fantascienza per Amazon Prime Video, La guerra di domani vede come protagonista assoluto e produttore esecutivo Chris Pratt e regista Chris McKay. La recensione di Mauro Donzelli.

La guerra di domani: la recensione

Salvare il mondo è un lavoraccio, ma il cinema hollywoodiano è nato anche per questo. C'ha pensato talmente tante volte da convincerci che in fondo il pianeta ha ancora qualche speranza, almeno contro le invasioni aliene. Per l’autodistruzione è un altro discorso, e secoli di impegno autolesionista sono forse troppo anche per gli studios. La guerra di domani sembra uscito dagli anni ’90, con il suo racconto di un protagonista in cerca di riscatto sociale, e di maggiore considerazione familiare, che finisce per prendere a calci - almeno nella declinazione più tecnologica dell’atto - degli invasori brutti, sporchi e cattivi. L’originalità del film targato Amazon Prime Video, diretto da Chris McKay, è nell’ibridazione del genere in questione, fra Armageddon e Independence Day, con uno dei più divertenti film di fantascienza degli ultimi anni: Edge of Tomorrow.

È proprio il tempo, la possibilità di percorrerlo in avanti e indietro, seppure in maniera decisamente meno ripetitiva rispetto al film con Tom Cruise, al centro di un film che lancia definitivamente Chris Pratt, dopo Guardiani della galassia, come eroe americano, ma con ironia. Una sorta di via di mezzo fra Bruce Willis e Tom Hanks. Ne La guerra di domani vive nella consueta suburbia, insegna biologia al liceo mentre cerca un lavoro finalmente degno delle sue ambizioni, e della sua preparazione come scienziato. Un laboratorio vero, sarebbe il suo sogno, ma le speranze di questo family man, adorabile con la figliola e con la moglie, sembrano cadere nel vuoto. Vorrebbe “fare qualcosa di speciale” nella sua vita. Basta chiedere, o meglio recitare la battuta all’inizio di un blockbuster, ed ecco che arriva una curiosa interruzione di una partita del Mondiale di calcio del Qatar 2022: uno spregiudicato e un po’ inquietante product placement. Il cielo viene sconvolto dall’irruzione di un gruppo di soldati in arrivo da una trentina d’anni nel futuro, atterrando da una porta spazio temporale per mettere in allarme il mondo. Gli alieni hanno invaso ogni continente, e la brutta notizia è che stiamo perdendo la guerra (di domani).

Premessa mica da ridere, solo la prima di un film capace di mettere nel frullatore narrativo molte tematiche e situazioni già viste, riuscendo però a generare una storia appassionante e capace di unire al versante prevedibile di azione muscolare un lato esistenziale, diremmo addirittura filosofico, non trascurabile. Senza svelare troppo, possiamo dirvi che c’è bisogno di una chiamata alla leva mondiale, in una realtà che - guarda un po’ - ha bisogno di scienziati, più che di soldati puri e semplici. Non si può andare troppo per il sottile, e diciamo che la coscrizione non è esattamente volontaria. Del resto, in gioco ci sono le sorti del mondo, e in fondo anche dei mondiali di calcio, a partire da quelli profumati di denaro del Qatar.

Chris Pratt, alias Dan Forester, giocherà ovviamente un ruolo importante nel tentativo disperato di salvare il mondo. Anche perché ha l’età giusta, visto che i soldati in arrivo dal futuro sono tutti giovani, considerando che, se fossero già stati nati nel 2022 creerebbero un paradosso temporale mica da ridere. Parallelamente, nel futuro dovranno andare solo quelli che in quella data saranno morti. Caspita, come capite la situazione è ingarbugliata e coinvolgerà tutte le generazioni della famiglia di Dan, anche il padre con cui ha troncato ogni rapporto, e odia per averlo abbandonato. Un reduce del Vietnam interpretato da J.K. Simmons, motivo per il quale sarà anche stato un padre degenere, ma ogni volta che appare sullo schermo è una delizia per noi spettatori, come accade anche, nel futuro, con Yvonne Strahovski.

La guerra di domani sarà complicata, visto che “siamo cibo, e loro sono affamati”, come ricordano i soldati in prima linea, ma vale la pena di salire sulla macchina del tempo, uno stratagemma esaltatore di sapidità cinematografica che non scade nell’abuso, per un viaggio appassionante e incerto, dall'esito difficile da prevedere prima dei supplementari, o addirittura dei calci di rigore. C'è anche il tempo per ricordare come non sia esattamente una furbata spendere poco per la ricerca. Fischino pure le orecchie, a chi di dovere.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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