La famiglia Addams, la recensione del film animato sull'amata combriccola

19 ottobre 2019
2.5 di 5
3

I registi Greg Tiernan & Conrad Vernon provano a tornare alle origini grafiche del mito.

La famiglia Addams, la recensione del film animato sull'amata combriccola

La Famiglia Addams ha penato per conquistare la sua lugubre quiete domestica, il suo funereo e gotico tran-tran. L'amore tra Gomez e Morticia è sempre vivo, Pugsley combina guai, Mano e Lurch sono a loro agio, Fester delira come lui sa fare. Solo Mercoledì è incuriosita dal mondo esterno, ma si può dire che la loro magione li protegga. Ancora per poco: l'affarista Margaux punta a vendere cinquanta villette nella zona, ma teme che il maniero degli Addams rovini il panorama. Due mondi si scontreranno.

Avevamo lasciato Greg Tiernan & Conrad Vernon alle prese con il cartoon per adulti Sausage Party, li ritroviamo ora autori per uno dei marchi più celebri della storia dell'intrattenimento. C'è un fattore che da solo dà una marcia in più a questa trasposizione animata in CGI: il rifarsi alla grafica caricaturale di Charles Addams, che creò la famiglia per delle vignette sul New Yorker, nel lontanissimo 1938. Nonostante citi per obbligo quasi morale il celeberrimo tema musicale del telefilm in bianco e nero degli anni Sessanta, questo film quindi torna alle origini grafiche della spiritosa invenzione, ed è un bene. In linea teorica. All'atto pratico La Famiglia Addams sembra soffrire di un budget ristretto e di una messa in scena piuttosto scolastica, a volte incerta sui tempi comici. Il problema è che il mito degli Addams, in tutti questi ultimi decenni, ha alimentato sotto traccia altre opere molto amate: la minaccia di un decoratore privo di gusto ricorda Beetlejuice, la poesia macabra Nightmare Before Christmas. Non a caso si era interessato al progetto proprio Tim Burton, che l'avrebbe voluto realizzare in stop-motion. In tempi più recenti, l'unione di due mondi agli antipodi, in nome di una tolleranza che rispetti il diverso e rifugga l'omologazione, in una parodia dell'horror, ha dato vita alla trilogia di Hotel Transylvania... ed è soprattutto qui che può scattare un pericoloso paragone: Genndy Tartakovsky ha dimostrato come si possa piegare la CGI a un espressionismo grafico estremo, elegantemente grottesco. Con quei modelli, le insicurezze e le timidezze di questa Famiglia Addams pesano di più all'occhio esigente, perché ci vorrebbe più carattere per non far sembrare, paradossalmente, la famiglia Addams derivativa.

Tutto questo non demolisce le intenzioni narrative del lungometraggio: freak orgogliosi d'esser tali, gli Addams sono nel 2019 il perfetto contraltare all'omologazione via social, qui con arguzia equiparata al nemico di un tempo. E' indovinata l'idea delle torce dei popolani sostituite da un'immagine delle torce accese, sugli smartphone impugnati dalla folla inferocita. Soprattutto la cattiveria irresistibile di Mercoledì, il personaggio messo meglio a fuoco, si dimostra all'altezza della crudeltà adolescenziale potenziata dalla rete. Un elemento politicamente scorretto, se vogliamo, ma liberatorio e assai centrato: un successo da non sottovalutare, per personaggi nati 80 anni fa.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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